23 ottobre, 2014

L’Area M. Un nuovo centro musicale per Milano! Di Daria D.


Il 22 ottobre 2014 la città di Milano si è arricchita di un nuovo cuore pulsante di musica: l’Area M. Infatti M sta per Musica jazz (e non solo), e al Teatro Menotti dove si è svolta la conferenza stampa, è stato presentato il programma di questo innovativo quartiere dedicato alla musica, nella zona 3 della città.
Diamo perciò un benvenuto caloroso e pieno di speranze ad un area dove, a differenza di quella C,  non ci sono limiti di orari, non si rischia di prendere multe e non ci sono divieti, ma vigerà solo la voglia di fare musica, di incontrarsi, di discutere, di socializzare, di scambiarsi idee ed esperienze, il tutto a ritmo di jazz. Forse ci sembrerà di essere a New Orleans, forse a Soweto, a Copenaghen, a Rio de Janeiro, o forse no. Sarà semplicemente Milano, città che, unica in Italia, sta entrando nel futuro con forza e grande volontà, anche se gli ostacoli non mancano. Ma le eccellenze ci sono, la creatività non manca, l’arte e la cultura trovano un terreno fertile e la gente che decide di rimanere, andarsene sarebbe più facile, è testarda, combattiva e qui, nell' Area M saprà usare la musica per farsi sentire: loud and clear.
La zona 3 della città di Milano, quella per intenderci dove sorge l’Università Statale, sarà, insieme a il teatro Leonardo, oltre al già citato Menotti, all’Auditorium Valvassorri Peroni, all’Orto Botanico, all’Auditorium Casa dello Studente, alla Piazza Leonardo da Vinci, alla Sala Attilio Levi e ad altri luoghi, la sede permanente, per tre anni, di iniziative legate principalmente al jazz, ma anche ad eventi culturali e teatrali.
Proprio il 25 e 26 ottobre ci sarà una festosa inaugurazione nelle piazze, per le strade, nei mercati, nei luoghi sopracitati, con tanto di marching band che sfilerà come nella più antica tradizione jazzistica, in più jam session, uno spettacolo su Alda Merini, Fabrizio Bosso con la Monday Orchestra, l’Orchestra di Via Padova al Teatro Leonardo, per citare solo qualche iniziativa.
Foto Roberto Cifarelli
Ma com’è nata questa Area M? L’idea è nata prima di tutto dalla società cooperativa Arti&Corti,  diretta da Emilio Sioli, che, con un lavoro capillare, paziente e ostinato, ha coinvolto la Civica Scuola di Musica Claudio Abbado, la Cooperativa Quellidigrock, tre orchestre, quella di Via Padova, l’Artchipel  e il Jazz Club di Milano, il Politecnico di Milano. I media partner  saranno Radio Popolare e il mensile Musica Jazz. La Fondazione Cariplo si è presa il carico economico dell’iniziativa.
Le tre orchestre porteranno la loro personalità e il loro diverso stile: la Artchipel sarà indirizzata alla contemporaneità e alla sperimentazione, quella di Via Padova alla ricerca dei suoni etnici legati ai territori africani e latinoamericani, il Jazz Club avrà invece un repertorio più attinente al jazz afro-americano.
L’area M proporrà ai cittadini ben 130 appuntamenti annuali, di cui 70 di teatro e 60 di musica jazz, con almeno due spettacoli settimanali. Insomma non sarà un festival a breve termine, una iniziativa slegata,  un mordi e fuggi di musica, ma un organo vitale, di cui la città non potrà più farne a meno, ci auguriamo.
C’era voglia di portare a Milano il grande jazz, e di legarlo al territorio, per renderlo strumento necessario, pacifico ed educativo allo sviluppo di una città che, come Milano, si definisce europea, internazionale, proiettata al futuro, ma con un cuore italiano. Perché è importante mantenere la nostra identità pur mescolandola con altre, raggiungendo un’ aggregazione vera, sentita e non ipocrita e forzata.  La musica e il cibo, come è stato detto, sono parte integrante di un popolo, di un territorio, sono motivo di aggregazione e di conoscenza, senza di loro, cosa saremmo? Cosa sarebbe dell’uomo se non ci fosse l’arte, e soprattutto la libertà di crearla? Lo sappiamo troppo bene: le dittature negano l’arte, come forma individuale e spontanea, la soffocano e la umiliano, imponendo l’odioso diktat che tutto deve essere uguale, senza fantasia, senza lo spirito della differenza. L’Area M vuole essere un quartiere dove si farà musica, dove si ascolterà musica, e con essa ascolteremo e apprezzeremo altre voci, altri pensieri, altri sentimenti, magari quelli della porta accanto, alla quale, fin’ ora,  non abbiamo mai voluto bussare, per paura, per non avere sorprese.
Ora è tempo di farci sorprendere, di imparare a vivere in una città dove scorre altro sangue, dove suoni mai sentiti prima si uniranno per dare vita a una nuova musica: quella con la emme maiuscola.
La musica, si dice, è la voce degli angeli e se fosse invece quella dell’uomo? Mi sembra più probabile… ma tutto può succedere, basta sapere ascoltare.

Daria D.


Per il programma visitate il sito www.area-m.it
Direzione generale: Emilio Sioli emilio.sioli@area-m.it




“TROCKS”, EN TRAVESTI E’ BELLO. Di Chiara Pedretti


Tornano a Milano, dopo qualche anno di assenza, Les Ballets Trockadero de Monte Carlo, la compagnia di danza formata da soli uomini ma che rivestono ruoli femminili.

Non sembrerebbe possibile che un intero gruppo formato da soli uomini possa presentare Il Lago dei Cigni o Esmeralda o qualsiasi altro balletto classico. E invece sì: sono il gruppo en travesti più longevo e famoso al mondo. I Trocks, come sono comunemente chiamati, compiono quarant’anni e Milano è fra le tappe del loro attuale tour. Bravissimi, tecnicamente ineccepibili e anche di una simpatia che travolge, hanno strappato tantissimi e meritati applausi al pubblico del Teatro Nuovo.
Chi ha detto che la danza classica è noiosa e statica? Meno di quindici danzatori la rendono divertente ed ironica, pur restando nel repertorio. C’è da premettere che interpretano nella maggioranza parti femminili, con tanto di tutù, parrucche e soprattutto scarpette da punta. Tutti con un’evidente ottima formazione professionale alle spalle, tutti con esperienze in grandi compagnie, ma nella formazione maschile le punte non sono previste, per cui non si studiano e quindi non si è abituati. Le ragazze iniziano a portarle da piccole, così il piede si abitua a questa armatura di gesso che regge l’intera persona. Eppure, vanno sulle punte meglio di tante ballerine! Ognuno di loro ha assunto un nome d’arte che ricorda una danzatrice russa famosa (Nadia Doumiafeyva, Lariska Dumbchenko, Nina Immobilashvili, Alla Snizova…) e come tale si presenta, con la sua storia ed il suo carattere. La compagnia è formata da danzatori di tante diverse nazionalità, e conta anche diversi italiani.
Lo spettacolo inizia con il II Atto de Il Lago dei Cigni, il classico dei classici, dove Odette, con tanto di peli che spuntano dalla scollatura (un fenomenale Raffaele Morra) cerca di fare del suo meglio per coronare il sogno d’amore con Siegfried, ostacolata dal cattivo mago Rothbart e dal maldestro Benno. Gesti, particolari e una grande dose di ironia e comicità rendono questa tragedia del balletto molto divertente. Senza trascendere nel ridicolo o nel disprezzo della tradizione, rendono la storia accattivante soprattutto per chi non è un esperto di balletto. Dopo il primo intervallo, i Trocks propongono una pièce moderna in cui tre danzatrici, molto stile Cunningham, eseguono una coreografia contemporanea intanto che due presunte musiciste, di cui una è sempre Raffaele Morra, ne combinano di tutti colori, tanto che l’attenzione è più per loro che per le tre che stanno danzando. Segue il Pas de Six da Esmeralda, la versione coreutica de Notre Dame de Paris: un fantastico Alberto Pretto è un’Esmeralda intesa, sedotta ed abbandonata, confortata solo dalle altre zingare e da Gringoire; un pezzo più tecnico con meno accenni comici.
Bellissimo l’assolo La Mors du Cygne, altro classico che rese indimenticabili danzatrici come Anna Pavlova o Maya Plissetskaja: inizia con l’occhio di bue che dovrebbe seguire la danzatrice che vaga sul palco prima che lei entri, e quando appare sta illuminando dalla parte opposta. Intanto che esegue la coreografia, il Cigno perde le piume dal tutù, spargendole per tutto il palco. Altro intervallo, anche per raccogliere le piume, e via con Paquita, altro classico spagnoleggiante, dove spicca una danzatrice con gli occhiali (sempre Alberto Pretto), cosa inammissibile. Mantenendo la coreografia originale con i soliti interventi ironici, un bel gran finale, con tanto di serie di fouettés eseguiti in maniera impeccabile.
Applauditissimi proprio per l’insieme di bravura e simpatia: in tutti è evidente la gioia di danzare e il divertirsi a farlo, la cosa principale per un’artista, infatti non c’è niente di più brutto di assistere all’esecuzione meccanica dei movimenti. Da vedere assolutamente!

Chiara Pedretti


Teatro Nuovo
Piazza San Babila, Milano
Dal 17 al 26 Ottobre, ore 20.45 – domenica ore 15.30
Biglietti da EUR 59,50 a EUR 49,50

www.teatronuovo.it

22 ottobre, 2014

Georgios Katsantonis, un nome che entra nel panorama accademico italiano


Borsista della Fondazione Onassis per il dottorato in Lingua, Letteratura e Civiltà Italiana in Svizzera Italiana. Ha già curato due libri: Critica teatrale. Codici di lettura scenica (Edizioni Accademiche Italiane, 2014), Le opere di Eduardo De Filippo sul palcoscenico greco (Feltrinelli.it, 2013). E adesso sta preparando le sue valigie per il Convegno Internazionale a Napoli  "̎Eduardo e Il teatro del mondo".

Come è cominciato il suo impegno nelle discipline della storia del teatro e dello spettacolo?

Sono laureato in Studi teatrali in Grecia presso l’Università degli studi di Patrasso portando a termine un percorso completamente strutturato sulla drammaturgia antica, moderna e contemporanea. Nel mio Paese, ho pubblicato una serie di articoli specializzati nel ramo degli studi teatrali. Per perfezionare tali studi, ho conseguito il Master di secondo livello in Letteratura, Scrittura e Critica teatrale presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. La mia ricerca scientifica ha trovato coronamento nella pubblicazione di una monografia dal titolo Le opere di Eduardo De Filippo sul palcoscenico greco (2013)  e un libro sulla critica teatrale ed i suoi aspetti specifici Critica teatrale: Codici di lettura scenica (2014) con  i contributi di Giulio Baffi, Mario Bianchi, Rossella Menna, Roberto Rinaldi e Oliviero Ponte Di Pino.  Vorrei cogliere l’ occasione per ringraziare tutti, uno per uno, per le loro perle di saggezza.

A che tipo di lettore sono diretti i suoi libri?

A colui che ama la letteratura teatrale sia studioso del settore che gente comune con la passione per  il teatro e i suoi orizzonti.

Ha da poco compiuto 27 anni e ha già due libri alle spalle. Cosa ha in mente per il futuro?

Sono borsista della Fondazione  Alexander S. Onassis per un dottorato in Lingua, Letteratura e Civiltà Italiana e mi sto concentrando a strutturare il mio progetto di ricerca. 

Nel giugno 2013 ha presentato  il suo libro d’ esordio  "Le opere di Eduardo De Filippo sul palcoscenico greco"  in varie istituzioni culturali, ha qualche bel ricordo della sua interazione con il pubblico?

In una presentazione a Caserta, presso la Biblioteca Comunale di Curti, mi sono venuti incontro due ragazzini che  a prima vista mi erano sembrati fuori luogo, indifferenti, mi hanno posto delle domande illuminanti a proposito della drammaturgia eduardiana in Grecia che anch’io non avevo mai pensato di pormi.

Come è stato chiamato dall’Università degli studi di Napoli per partecipare in qualità di ricercatore al Convegno su Eduardo in occasione del trentennio dalla morte di Eduardo De Filippo ? Ci racconti…


Il professore Pasquale Sabbatino, coordinatore del Master di cui ho conseguito il titolo con la votazione massima di 110/110 e lode mi ha invitato a parlare di questo mio lavoro sulla fortuna di Eduardo De Filippo in Grecia.  E’ un riconoscimento di prestigio parlare insieme a studiosi e ricercatori distinti a livello nazionale e internazionale.  Il figlio di Eduardo, Luca De Filippo e l’attore Toni Servillo saranno gli ospiti d’eccezione del simposio, “Eduardo De Filippo e il teatro del mondo”, sulla diffusione del teatro di Eduardo, con uno sguardo particolare alle traduzioni e agli adattamenti.  Il convegno si terrà il 23 e il 24 ottobre ore 10:00 a cura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e il mio intervento sarà svolto il 24.

Tutti insieme contro la Violenza, tra spettacolo e sociale. Di Claudia Conte


Il 20 Ottobre 2014, in orario pomeridiano, nello Spazio Film Commission Roma Lazio presso Villaggio Ospitalita’ Festival di Roma – Auditorium Parco della Musica fronte Red Carpet, all’interno delle iniziative della Associazione culturale Romarteventi, la cui Responsabile Organizzativa e’ Francesca Piggianelli , e' stato presentato al pubblico  il progetto fotografico con proiezione video – NO VIOLENCE di Michele Simolo, gestito dall’Associazione Occhio dell’Arte.
L' evento, collaterale all'interno del festival del cinema di Roma, ha visto in esposizione anche alcune immagini di questo fotografo  tratte da un suo progetto di sensibilizzazione a favore della Donna gestito dall'Occhio dell'Arte e che ha visto aderire fin nei mesi scorsi alcune attrici del mondo dello spettacolo e persone dal lavoro comune. Oltre la Piggianelli e il Simolo, nonché tutti i graditi ospiti intervenuti: L'attrice Elisabetta Pellini, l'attrice e scrittrice Claudia Conte, Autore regista Tiro Mancino, la Cantante Daniela Parrozzani, l'attore Vincenzo Bocciarelli, l'Hairstylist Lino Sorrentino, l'attore e regista Emanuele Ajello, l'attrice Erika Kamese, Avv.Francesco Ruscio, Attrice presentatrice Antonella Salvucci Fabrizio Pacifici, l'editore giornalista Giò Di Giorgio.

21 ottobre, 2014

“La coscienza di Zeno spiegata al popolo - Goulash Blues Explosion”, di Stefano Dongetti con la regia di Paolo Rossi. Di Daria D.


Teatro Litta, Milano. Dal 16 al 26 ottobre 2014

“La vita non è né brutta né bella, ma è originale!” secondo il grande autore triestino Italo Svevo che nacque, con il nome di Aron Hector Schmitz, a Trieste nel 1861.  E originale è il modo in cui la sua “Coscienza di Zeno” scritta nel 1923  viene proposta agli spettatori, più che mai felici di far parte di quel “popolo” che, o non l’ha mai letta oppure  sentirà il desiderio di rileggerla, dopo questo  divertente e irriverente ripasso firmato dalla zampa graffiante di Paolo Rossi e di Stefano Dongetti di Pupkin Cabaret.  Perché, si sa, i classici sono eterni, e se uno spettacolo teatrale ci sprona a riprenderli in mano con occhi nuovi e altrettanta curiosità, ha senz’altro fatto centro nel suo scopo educativo e ludico.

20 ottobre, 2014

“Vocazione” di Danio Manfredini. La vocazione invisibile. Di Cristina Zanotto


Teatro delle Passioni, Modena, Festival Vie – Modena. Sabato 11 ottobre 2014

Ho rivisto Manfredini dopo quasi sette anni.
La prima volta lo vidi sul palco per lo spettacolo Il Sacro segno dei Mostri, sempre all’interno del Vie Festival a Modena.
Questa volta lo ritrovo, sempre sullo stesso palco, con lo spettacolo Vocazione.
Con la parola vocazione si individua una persona che ha un trasporto innato nel vivere un certo tipo di vita, che ha una particolare sensibilità.

La vocazione, qualcosa di forte che spinge la persona a intraprendere una strada che sente dal di dentro, che è quella e quella soltanto. Vocazione è sacrificio, passione, amore incondizionato verso qualcosa che non sai nemmeno se ti farà bene, se ti farà felice.
Vocazione è un istinto a percorre una strada che non sai bene nemmeno tu dove finisce.

Manfredini porta in scena Vocazione, un viaggio se vogliamo nei meandri intimi dei pensieri dell’attore, nelle sue paure, nel desiderio di diventare qualcuno, di essere ricordato, la paura del fallimento, la rassegnazione nella vecchiaia.

Gli Arrischianti partono in tour. Di Marta Cioncoloni


Dai palchi di Roma a quelli di Castelnuovo Berardenga, la compagnia  teatrale della Nuova Accademia degli Arrischianti di Sarteano si prepara a portare i suoi spettacoli in tutta Italia.

Non solo Sarteano e dintorni, il nome della storica compagnia del teatro degli Arrischianti di Sarteano farà presto la sua comparsa nei cartelloni di tutta Italia.
Si parte il 18 e il 19 ottobre, con Massischermo in scena al Teatro le Sedie di Roma.  Dopo avere spopolato in tutta la provincia di Siena, il racconto teatrale a due voci tratto dal libro L’anno che si vide il mondiale al maxischermo e altri racconti di Riccardo Lorenzetti, approda nella capitale. Immersi nell’atmosfera di organizzazione di una Festa dell’Unità, Gianni Poliziani, Francesco Storelli e Guido Dispenza, faranno rivivere le vicende di Libero Taddei e Jacopo Rugi, mentre discutono su dove collocare il maxischermo per trasmettere le partite del Mondiale del 2006. Un po’ saga fantozziana, questo spettacolo diretto da Gabriele Valentini parla di un’Italia come era e come è, mescolando saggiamente nostalgia, ironia e comicità. Lo spettacolo sarà in scena anche a Montisi (Si) l’1 novembre.

“Rapsodia Ungherese”. Conflitti, dubbi, vite in tempesta. Di Paolo Leone


Roma , Teatro dei Conciatori. Dal 17 ottobre al 2 novembre 2014

La confusione, generata dalle delusioni sentimentali, e quella esistenziale in genere, può essere più devastante della stessa causa. Ancor più pericolosa di una madre insopportabilmente invadente, soffocante, prevaricatrice e manipolatrice nei confronti del figlio. Mettersi in discussione è salutare, ma se questo conduce verso un’ennesima probabilissima catastrofe, meglio fermarsi e riflettere. Un uomo e una donna. Lui gay, in crisi totale dopo esser stato lasciato dall’ultimo compagno. Lei confusa e in cerca dell’uomo giusto dopo una relazione con il suo capoufficio, sposato, e abbandonata. Entrambi fragilissimi, creature alla ricerca di un punto di riferimento.

18 ottobre, 2014

"Novecento". La solitudine di un pianoforte magico. Di Miriam de Vita


Roma, Teatro degli Audaci. Dal 16 ottobre al 16 novembre 2014

Il Teatro degli Audaci presenta Novecento di Alessandro Baricco, interpretato da Flavio De Paola con la regia di Pablo Maximo Taddei. Dal 16 ottobre al 16 novembre.
Novecento. Il monologo di Baricco diventa nel teatro di Flavio De Paola, spettacolo che affascina che si sofferma e che coinvolge. L’energia dei movimenti si autoalimenta. Da solo in scena, riesce a farci vedere, a volte realmente sentire con un’abile voce camaleontica (e trucchi di regia), tutta la folla: il vociare e anche il sognare degli emigranti: l’America. Quando De Paola la pronuncia, chiama l’America scuote la sala e agita uno scossone nei pensieri di ogni spettatore: almeno una volta l abbiamo chiamata o solo sognata con la stessa verve di De Paola. Da solo riesce a farci sentire l’oceano e respirare l’atmosfera dei suoi fatati suoni.
La voce di De Paola avvolge in un caldo siciliano, i suoi gesti muovono il testo e danno vita al monologo che mai annoia. Ad esempio quando l’attore racconta la meraviglia della musica che usciva dalle mani di Novecento, lo spettatore non poteva contraddirlo, la sentiva quella musica, quella meraviglia, ed era sbalordito come quei passeggeri della nave.

Il Made in Italy trionfa in tutto il Mondo con Anthony Peth. Di Daniela Chessa


Svelato il volto che rappresenterà l’Italia nel Mondo: si tratta del conduttore televisivo Anthony Peth. Sarà proprio lui, con il suo inconfondibile accento sardo, a rappresentare con il suo volto, i prodotti che da sempre fanno parte dell'orgoglio italiano. Vincitore di due David di Michelangelo al talento artistico è diventato in pochi anni un'artista di fama internazionale grazie anche alla sua ultima partecipazione come special guest del nuovo videoclip di Pitbull e Osmani Garcia, "Gol", uscito quest'estate durante i Mondiali di calcio Brasile 2014.
Un progetto ambizioso che porterà le nostre eccellenze in tutto il mondo a partire dal nostro simbolo la "Pasta" grazie alla nota azienda Brundu, che da sempre si differenzia per la qualità, la materia prima e l'esclusivo metodo di macinazione. Insieme ad essa diverse aziende, che oltre ad avere il sostegno della Comunità Europea, della Repubblica Italiana e della Regione Sardegna, saranno le medie e grandi imprese ad esportare i prodotti di alta qualità nel resto del Mondo. Un progetto di internazionalizzazione che prevede la crescita del commercio ma soprattutto la conoscenza attraverso l’arte culinaria della nostra Nazione.