martedì 18 giugno 2013

"Il festival jazz di Milano- Il Ritmo delle Città". Di Daria D.


Enrico Intra
A Palazzo Marino il 17 giugno 2013 alla presenza dell' assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno, di Emilio Sioli Legnani presidente dell'Associazione delle Arti e delle Corti, di Dario Bolis direttore comunicazione e relazioni esterne Fondazione Cariplo, Enrico Intra e Maurizio Franco di Associazione Musica Oggi è stato presentato il programma de “Il festival jazz di Milano- Il Ritmo delle Città”. Dal 19 giugno al 28 luglio 2013.

Per la sua settima edizione Il Ritmo delle Città apre verso spazi decisamente internazionali, dimostrando ancora una volta la capacità di Milano di assorbire e respirare  ritmi e influenze che provengono da altre realtà musicali. Vengono così annullate le distanze tra quello che è prettamente legato al territorio milanese, e qui l'assessore ci tiene a precisare che non v'è differenza tra periferia e zone centrali, perché è tutto un grande unico palpitante cuore musicale, e quello che proviene da  altri paesi esteri.
Jan Lundgren Trio
Anche Emilio Sioli mette l'accento sulla qualità europea del Festival, ma ricordando anche la preziosa collaborazione con  l'Associazione Bollate Jazz Meeting e Comune di Magenta, Scenapaerta Alto Milanese Teatri, Associazione CdpM di Bergamo, Tetracordo di Stradella e Fortemente di Ponte in Valtellina.
Sostenuto dalla Fondazione Cariplo, dal Comune di Milano e dal Politecnico di Milano, il Festival è riconosciuto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Le Ambasciate di Norvegia, Svezia e Finlandia e il Centro Culturale Ceco danno il loro patrocinio.
Sul piano mediatico saranno coinvolte l' Associazione Secondo Maggio e il mensile Musica Jazz, oltre a  Radio Popolare

Quest'anno su nove appuntamenti del cartellone, sette provengono da altrettanti paesi europei: dalla Cecoslovacchia il Quartetto Libor Smoldas con lo storico sassofonista Bobby Watson, lo svedese Jan Lundgren Trio, il finlandese Jukka Perkko, l'inglese John Taylor, la tedesca Nicole Jo, i norvegesi Jazz Mob, il francese Rémi Panossian. Chick Corea e Steve Swallow sono invece statunitensi.
Enrico Intra suonerà al Parco Trotter e sarà affiancato dalla Tai Chi School, Claudio Angeleri Quintet e Gianmarco Tognazzi (voce recitante) renderanno omaggio, in prima assoluta, a Dizzy Gillespie. E molti altri ancora.
Dei 22 concerti 9 si svolgeranno a Milano, oltre al seminario con Chick Corea, 5 tra Arese, Legano, e in autunno a Magenta. Ci saranno 8 incontri con gli allievi dei Civici Corsi di Jazz

Chick Corea
Milano, Arese, Legnano e Magenta (qui l'attività sarà in autunno) fra giugno e luglio si animeranno al ritmo del jazz, suonato da grandi musicisti o da promesse delle scuole di musica.
Sarà un unico filo musicale che unirà questi quattro punti del territorio per poi espandersi come un eco verso altre direzioni, e dentro ci saremo noi, appassionati, o semplici curiosi.
Nell'un caso o nell'altro il jazz non cambierà la sua straordinaria capacità di legare e di divertire, di entusiasmare e di stupire. Un Festival nato per chi sta in città, quest'estate, e avrà la fortuna di godersela a suon di buona musica facendo  invidia a chi se ne è andato...too bad for them...anche perché quest'anno la manifestazione è dedicata a Enzo...

Daria D.


Per informazioni: 02- 95409482
nei giorni dei concerti dalla ore 20:30: 331-6085877
www.ilritmodellecittà.it


Per informazioni sul seminario di Chick Corea : civijazz@associazionemusicaoggi.it
Ufficio stampa: Rossella Tansini rossella.tansini@teletu.it

02-29409438 o 377 9956653

lunedì 17 giugno 2013

“Sono Pulp perché mi chiamo Bukowski”… Sangue e “Action” al Teatro Elettra. Di Claudia Conte


Roma, Teatro Elettra. Dall'11 al 16 giugno 2013

Cari lettori del Corriere dello Spettacolo, oggi vi parlerò della singolare rappresentazione teatrale andata in scena dall’11 al 17 giugno 2013 presso il Teatro Elettra di Roma, rifugio artistico pittoresco situato a due passi dal Colosseo.
“Sono Pulp perché mi chiamo Bukowski” è la commedia noir connotata da elementi tipicamente tarantiniani,  scritta da Valerio Molinaro e diretta da Alberto Buccolini, gestore del Teatro Elettra, nonché interprete del personaggio protagonista Chuck Malone. Lo spettacolo, caratterizzato da una comicità grottesca e graffiante e dalla presenza costante di violenza e sangue, ha riscosso notevole apprezzamento da parte del pubblico presente, soddisfacendo a pieno le aspettative dei più accaniti fun di Charles Bukowski e Quentin Tarantino.
Emanuele Ajello
Magistrale l’interpretazione del noto attore di Fiction TV Emanuele Ajello, che ha ricoperto i ruoli di ben quattro personaggi, caratterizzandoli tutti e rendendoli eccentrici ed indimenticabili.
Straordinaria anche Valentina Ghetti, che si è distinta per la sua versatilità nell’interpretare tutti i ruoli femminili presenti nello spettacolo senza alcuna difficoltà tecnica.
Emanuele Ajello, Alberto Buccolini,
Valentina Ghetti, Dario Scarpati
La commedia dal genere “Pulp” narra di un investigatore privato “da quattro soldi”, quasi fallito, giocatore alle corse dei cavalli e ubriacone di prima categoria, a cui viene commissionato un singolare caso da un’elegante e sensuale ragazza che si fa chiamare “Signora Morte”. “Il detective più dritto di Miami Beach” come si definisce egli stesso, dovrà rintracciare il famoso scrittore Charles Bukowski, deceduto nel '94, e consegnarlo nelle mani della Signora Morte. L’investigatore si mette subito a lavoro, ma scoprirà presto di essere caduto in una trappola dalla quale sarà impossibile uscire.
Emanuele Ajello, Andrea Maiorè
e ALberto Buccolini
Il personaggio del famigerato scrittore americano iniziatore della “Beat Generation” Charles Bukowski è stato interpretato da Dario Scarpati. Altri interpreti: Alberto Albertino e Andrea Maiorè. Aiutoregia: Flavia Pinti. Musiche e arrangiamenti: Ugo Dorato.
Lo spettacolo non manca di originalità: i personaggi sembrano usciti da un film di Tarantino, le scenografie sono semplici ma essenziali e la trama tiene lo spettatore in trepidazione dall’inizio alla fine.

Claudia Conte


Dall'11 al 16 giugno
Teatro Elettra 
Via Capo d'Africa, 32
Orario: dal martedì al sabato alle 21, domenica alle 18
Biglietto: 12 euro


“Il successo italiano a Parigi. Negli anni dell’Impressionismo: La maison Goupil”. Di Daria D.


Palazzo Roverella, Rovigo. Dal 23 febbraio al 23 giugno 2013

Il Palazzo Roverella, sede della Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, ospita dal 23 febbraio al 23 giugno 2013 la mostra “Il successo italiano a Parigi. Negli anni dell’Impressionismo: La Maison Goupil”, curata da Paolo Serafini e promossa dal Comune e dalla Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
Da quando l’imponente palazzo della fine del mille quattrocento è stato ristrutturato, agli inizi del duemila, Rovigo, vessata più che mai dalle forze della natura, basti pensare alla tragica alluvione del 1951, città situata nel cuore di quell’ampia zona della Pianura Padana, che verso est si trasforma lentamente fino a diventare il paesaggio ricco di fascino ineffabile e unico che è il delta del Po’, ha ricevuto una sferzata di nuova vita culturale, di cui i rodigini non possono che esserne fieri.
Con il pretesto della mostra, si può cogliere l’occasione per scoprire una cittadina che, alacremente da qualche anno, grazie a importanti lavori di ristrutturazione e di riqualificazione, sta cambiando volto per venire incontro alle esigenze dei suoi cittadini e soprattutto di quelle delle generazioni future, desiderose di vivere in una città che sia culturalmente dinamica, vivace, moderna, rispettosa delle diverse realtà etniche che la compongono e capace di attirare nel territorio, la cui ricchezza sta essenzialmente nell’ agricoltura, nuovi investimenti, lavoro e creatività.
Antonio Mancini, Il piccolo saltimbanco
Dopo questa doverosa digressione, perché l’arte non può essere disgiunta dal resto della vita, dalla situazione sociale e dal territorio, pur rimanendone l’espressione più libera e più nobile, concentriamoci su questa piacevole mostra che ha il merito di avere esposto opere fino adesso sconosciute e raggruppato quadri di artisti italiani che ebbero la fortuna di lavorare con la famosa Galleria Goupil di Parigi, o, si potrebbe anche rovesciare il concetto, che loro stessi ne decretarono la fortuna, nella seconda metà dell'Ottocento.
Dopo essere stati virtualmente invitati a Palazzo Roverella da“Le due istitutrici” di Vittorio Corcos, opera scelta come immagine della mostra, che, sedute tra le foglie autunnali in contrasto armonico con un mazzo di fiori che riposano su una sedia , unica vera macchia di colore tra tutto quel nero di prezioso taffetà delle vesti severe, entriamo nella prima sala dove ci accoglie Giuseppe De Nittis. Del pittore pugliese sono esposti una fotoincisione e alcuni quadri di serene scene campestri.
Ecco poi Giovanni  Boldini, i cui “Les dames”, “Berthe esce per la passeggiata”, “La visita” ci fanno assaporare l’atmosfera leggera ed elegante delle Belle Epoque, e così la pittura diventa una pennellata che tutto assorbe, vesti, parasoli, visi, fiori, gioielli, nastri, piume. I contorni sfumano, come un sogno, un bel sogno.
Per la prima volta ammiriamo, sempre di Boldini due opere provenienti da collezioni private: “Confidance” e “Indolance”, i cui soggetti, giovani donne che suonano la lira o distese su un letto si tengono languidamente abbracciate, sfiorano un raffinato erotismo.  Perfino il drappo rosso di un mantello, buttato con nonchalance su una sedia, sembra ascoltare le due ragazze, tanto è vivo e presente. Per non parlare di “Mademoiselle Marthe Régner “ quasi ricoperta di petali di rosa danzanti, e lo sguardo civettuolo e nello stesso tempo ingenuo della ballerina Clèo de Mérode che Boldini ritrae in “Femme a la turquoise”.
Giovanni Boldini, Femme à la turquoise
Anche di Vincenzo Capobianchi è esposto per la prima volta “Il mercante di chitarre”.
Molto dannunziano è il “Enfin…seuls!” di Edoardo Tofano, dove, su uno sfondo di cui nessun centimetro è libero da rose, tendaggi, foglie di palme, specchi e ninnoli, una coppia si abbraccia, godendo della propria intimità, finalmente.
A mio parere, la stanza più interessante, è quella dedicata ad Antonio Mancini, allievo di Domenico Morelli di cui è esposto, dopo settantotto anni il bel “La figlia di Jairo”.
Mancini, nato nel 1852 a Roma, ci trasporta in un mondo che non è più quello dei contadini, come “La strada da Napoli a Brindisi” di De Nittis, o dei soggetti cari all’ art noveau che dipinge Boldini, ma diventa ricerca del vero in quei bambini saltimbanchi, dai visi belli e già vissuti, che se ne stanno ritti, un po' impacciati e un po' con aria di sfida, con le loro gambette magre ricoperte di calzamaglie bianco rosate e ci guardano senza vederci, perché i loro occhi tristi sembrano cercare qualcosa che non hanno più, o mai hanno avuto.
Notevoli tutte le opere da “Lo scolaro” a “La bolla di sapone”, a “Saltimbanco con cesta di frutta”, tanti piccoli Pierrot di un circo fantastico e perduto.
La mostra è divisa poi in “Artisti senza contratto” quelli di cui la Galleria Goupil acquistò solo poche opere o semplicemente i diritti di riproduzione senza contratti di esclusiva, come Mosè Bianchi, Teofilo Patini, Eugenio De Blaas di cui ammiriamo il bel “Pulcinella in convento”.
Poi si passa a “Gli artisti meridionali”: “Il viatico dell’orfana “ di Gioacchino Toma, “Il pranzo di nozze” di Francesco Paolo Michetti, il pregevolissimo “Uno sposalizio in Basilicata” di Giacomo Di Chirico, quest’ultimo acquistato da Goupil durante l’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Napoli nel 1877, dove si era recato su invito di Domenico Morelli ed esposto qui per la prima volta, dopo un fortuito ritrovamento in Messico.
La mostra alla fine ci lascia piacevolmente soddisfatti, anche se tutto quello che abbiamo visto fa parte del passato, ma è sulla sua eredità  che si costruisce il nostro avvenire,  che a sua volta diventerà anch'esso passato, quindi, possiamo affermare che tutta l'Arte è modernità che viene da lontano.
Giacomo Di Chirico, Sposalizio in Basilicata
 Senza Arte la nostra civiltà e il nostro futuro sarebbero a rischio, allora chiediamo a chi se ne occupa, di tenerla sempre viva, di promuoverla, diffonderla, rispettarla.  Vedere una bella mostra è come un toccasana, un arricchimento per lo spirito, una certezza di educazione e di cultura, una speranza che i valori positivi della nostra civiltà si tramandino nel tempo.
Aspettiamo con fiducia la prossima mostra, a Palazzo Roverella, in quel di Rovigo, che Ludovico Ariosto nell'Orlando Furioso descrive come «la terra il cui produr di rose / le dié piacevol nome in greche voci».

cliccare sulle immagini per ingrandirle... 


Daria D.

sabato 15 giugno 2013

"Verso l'orizzonte", di Maria Cuono. Un omaggio poetico a Lorella Cuccarini


“Verso l’Orizzonte”, un libro della giornalista Maria Cuono e edito alla Casa Editrice Kimerik; un libro di poesie, dedicato all’amica Lorella Cuccarini, grande donna, oltre che grande personaggio. Così Maria Cuono ripercorre episodi, ricordi, eventi particolari della vita che la legano a questa straordinaria figura, a cui la Cuono dedica un’intera raccolta di poesie; raccolta che inizia, appunto, con la lirica “Verso l’orizzonte”, dedicata alla “musa ispiratrice del libro”.

Giulia Tolone: “Sì vita no lucro delle lobby farmaceutiche”


È un appello in prima persona quello di Giulia Tolone, meglio conosciuta come Giglian, un appello che, certo, farà riflettere molti lettori.

Mi chiamo Giulia Tolone, in arte Giglian, ho avviato una campagna fotografica molto forte a scopo di infondere polemica e sensibilizzazione nel popolo contro le lobby.
In collaborazione con la produzione televisiva Padova THE MUNCHIES di Charlie Tango e un fotografo veneto molto importante, Alberto Buzzanca, abbiamo realizzato questa foto.
I primi articoli di giornale che preannunciano la mia protesta sono usciti da qualche settimana  anche se purtroppo per ora annunciano solo una mia continuità di protesta a favore di STAMINA FONDATION, come già fatto in passato (vedi articoli

venerdì 14 giugno 2013

“Il Grande Gatsby”. Può piacere o non piacere, ma non passa certo inosservato! Di Alessandro Ferri


Visto al Teatro Signorelli di Cortona


Il Grande Gatsby (The Great Gatsby) di Baz Luhrmann, uscito nelle sale americane il 10 maggio scorso, è la più recente trasposizione cinematografica del romanzo scritto da Francis Scott Fitzgerald nel 1925.
Nick Carraway, giovane di poche risorse, è cugino di Daisy Buchanan, sposa di uno degli uomini più ricchi della costa est degli Stati Uniti negli anni Venti. Daisy non ama particolarmente suo marito, conoscendone le continue scappatelle, ma la vita agiata e la sua inesistente assertività le impediscono di reagire. Accanto alla casetta in affitto di Nick, proprio dalla parte di Long Island opposta alla villa di Daisy, si erge la magione del misterioso Jay Gatsby, uomo ricchissimo, famoso per le incredibili feste che organizza quasi quotidianamente. Gatsby riesce a farsi amico Nick, e gli spiega la propria storia: nato poverissimo, è riuscito ad arricchirsi grazie alla propria intraprendenza e a business non esattamente leciti. Ha conquistato una posizione invidiabile e una ricchezza da sogno, ma non è riuscito a riprendersi Daisy, sua fidanzata prima della Guerra e ormai accasata al suo ritorno: è proprio per lei che organizza le feste, sperando che prima o poi possa essere attirata dalle luci e dalla musica e lo venga a trovare. Ma è solo grazie a Nick che i due possono incontrarsi a distanza di anni, e rinnovare un legame mai sopito. Gatsby riesce persino a convincere Daisy a lasciare il marito. Ma gli eventi non seguiranno lo schema che si era immaginato.

LA CRONOLOGIA DELLA VIOLENZA: IL NUOVO LIBRO SU LUCIO FULCI “Lucio Fulci. Le origini dell'horror”. Di Maria Pettinato


Il primo giugno 2013 Francesco Basso ha presentato il suo libro “Lucio Fulci. Le origini dell'horror” alla Fiera del Libro di Imperia, evento presente nella provincia ligure ormai da dodici edizioni. Il saggio è nato come tesi di laurea ed è stato pubblicato con la casa editrice Edizioni Il Foglio.
L'autore è riuscito a creare un libro diverso rispetto a quelli scritti sul regista precedentemente, infatti questo lavoro si può definire un vero e proprio studio su una delle caratteristiche principali presenti in Fulci sin dai primi film, la violenza.

giovedì 13 giugno 2013

“È troppo tardi per scappare” di Gildo De Stefano. Tra Napoli e Droga. di Annamaria Alagna


Nel vasto fiorire letterario dedicato alla camorra è uscito fresco di stampa l’ultima opera narrativa di Gildo De Stefano, dal titolo “È troppo tardi per scappare”, (Ilmondodisuk Editore, Napoli 2013, pagg. 110, €. 11,00). De Stefano, giornalista e sociologo, alterna l’attività di saggista musicologo a quella di narratore, forte della gratificazione di essere entrato nella rosa dei finalisti dell’autorevole Premio Calvino negli anni Novanta, e si cimenta per la seconda volta (la prima è stata nel 2007 con un romanzo breve per ragazzi sul fenomeno della droga) con una raccolta di racconti che prendono spunto dai misfatti di cronaca di Scampia.

martedì 11 giugno 2013

Lo spopolatore: performance che non spopola. Di Francesca Saveria Cimmino


Napoli, Teatro Sannazaro. Giovedì 6 maggio 2013

“Lo spopolatore” di Peter Brook, tratto da un breve racconto di Samuel Beckett,  è stato interpretato da Miriam Goldschmidt; unica protagonista della scena. Lo spettacolo è stato presentato in prima mondiale il 6 giugno al Teatro Sannazaro di Napoli. 
Sul palco non c’è quasi nulla: i fondali sono neri, in prossimità delle quinte ci sono tre scale a pioli e sul proscenio è posizionato uno sgabello. Niente più. Pochi segni che secondo il grande regista Brook devono essere sufficienti per stimolare l’immaginazione; perché “less is more”, ovvero “il meno è più”:  se mostri troppo non vedi niente. Ed è così che nella performance c’è solo l’espressiva attrice che, seduta di fronte al pubblico, legge il copione in francese. Come se effettivamente si trattasse di un reading.

lunedì 10 giugno 2013

L’ISPETTORE MACQUEEN E L’ENIGMA DELLA DONNA SCOMPARSA di EDGAR WALLACE. Di Daria D.



Milano, Teatro Caboto. Dall’8 maggio al 9 giugno 2013


Il genere noir è sempre molto amato, e i vari ispettori e detective, da qualsiasi parte del mondo provengano, che lunga lista potremmo fare e ognuno di noi troverebbe il suo favorito, li consideriamo un po’ come amici perché hanno la capacità, l’intelligenza e la libertà, di risolvere misteri e di far condannare criminali, cosa che non sempre succede nella vita reale.
 Insomma sono gli eroi dei nostri sogni, legittimi,  di giustizia.
Non sempre le programmazioni offrono spettacoli di questo genere assai popolare, ma non per questo meno intelligente e profondo, come se lo scegliere di mettere in scena un giallo, fosse uno sminuire il teatro stesso, i suoi spettatori, e gli artisti che lo hanno realizzato.  Allora, per darsi un tono un po’ snob, si prediligono cose più impegnate, evitando l’intrattenimento come un diavolo da cui stare alla lontana.