29 luglio, 2015

"Sabbia", spettacolo teatrale a cura dell'associazione culturale "ArteStudio". Foto di scena di Ivan Selloni


"Sabbia", spettacolo teatrale a cura dell'associazione culturale "ArteStudio", presentato nell'ambito della rassegna "Teatro a righe", nasce da un laboratorio teatrale realizzato con i rifugiati africani del Centro Accoglienza Richiedenti Asilo di Castelnuovo di Porto.
Il regista Riccardo Vannuccini sceglie di mostrare il dramma delle migrazioni d'oggi usando il corpo, la lingua, la gestualità di chi ha vissuto in prima persona quel dramma.

I netti tagli di luce, il contrasto tra bianco e nero, trasportano lo spettatore in un viaggio che da reale, per chi lo ha vissuto e ora lo sta interpretando, diventa introspettivo e onirico.




















27 luglio, 2015

"Liberata", testo e regia di Nicola Bonazzi. Di Daria D.


Piccolo Teatro Grassi, Milano. Sabato 25 luglio 2015

Una storia d’amore, sottomissione, violenza, gelosia, fede, speranza, ambientata tra le giostre, i calcinculo, le baracchine, i tiri a segno, i palloncini, i colori e le luci di un Luna Park, il mare della riviera romagnola sullo sfondo, e una donna che prega e che fa di nome Liberata.
Liberata, è una donna illibata, superstiziosa, devota, che lavora in uno di quei tiri a segno del Luna Park, “come un’oca tra le oche” crede nell’amore, non ne ha mai conosciuto uno, vive di sogni, come quello di sposarsi in chiesa con l’uomo più bello del mondo. Sogni banali, ma per chi vive di poco o di nulla, rappresentano il Tutto e nessuno ha il diritto di ucciderli, quei sogni.
Ma ecco che un uomo dall’aspetto “da divo di Hollywood” si avvicina a Liberata, per tentare la fortuna e lei, “come un’oca tra le oche” ci casca, ovverosia s’innamora. E lui, Italo, nome di fascista memoria, che è padre/padrone, con due figlie che rinchiude nel carrozzone quando va a farsi i fatti suoi, vedovo, bello e alto, con la sigaretta in bocca come “un divo di Hollywood”, sa come approfittare di una donna, come farne una schiava, come addomesticarla, come punirla, come sfruttarla, senza mai darle un po’ di affetto, attenzione e rispetto. Lei è per lui né più né meno che un fenomeno da baraccone, “Venghino! Venghino! Signori…” si rivolge a noi come fossimo il pubblico del suo circo, in questa  fiera di paese dove si parla il dialetto emiliano/romagnolo. E noi, lì, ad assistere  alla loro storia, alle loro sofferenze, abbiamo pagato il biglietto, è uno spettacolo, è un varietà, quelle donne non soffrono davvero, non sono violentate, sfruttate, picchiate, è tutta una finzione! Quando finirà lo spettacolo… già, quando finirà lo spettacolo… che succederà?
Nicola Bonazzi mette in scena, per la rassegna TRAMEDAUTORE giunta alla quindicesima edizione, grazie a OUTIS e alle sue organizzatrici Angela Calicchio e Tatiana Olear, con un gruppo di straordinari attori e  una regia forte e delicata insieme, che non usa espedienti intellettualistici né complicazioni registiche che molte volte nascondono il vuoto, la leggenda di Santa Liberata e la riadatta ambientandola nella sua terra, l’Emilia Romagna, facendole  parlare il dialetto di questa terra, generosa e passionale.
Santa Liberata, aveva chiesto una grazia per non dover venire meno al suo voto di castità e così, nella notte precedente al matrimonio, Dio  le aveva concesso di “liberarsi” presentandosi al futuro sposo con una folta barba, che le era cresciuta nel frattempo. Non si sposò ovviamente, ma il padre la fece crocifiggere. Una leggenda che, come tutte le leggende, è il simbolo di una condizione umana, in questo caso della donna, e della sua sottomissione ai padri/padroni che ancora esistono, soprattutto dove vige l’ignoranza, la promiscuità, la rabbia, la violenza. E non solo. Anche dietro facciate rispettabili e inimmaginabili, la donna vive una condizione di dipendenza, di sofferenza, che in silenzio lei accetta, perché COSI' E' STATO E SEMPRE SARA'. AMEN.
Liberata è dolce, sottomessa, sempre al servizio di Italo che vive come in un harem, molto bella la scena iniziale, quando il “sovrano”, con una gran faccia da schiaffi, sigaretta in bocca, sguardo altero, il maschio perfetto,  si lascia vestire dalle tre donne, dando  ordini e beandosi del suo aspetto. E quella tremenda della violenza sulla figlia, che muta accetta di saziare le voglie del padre, perché non ci sono alternative.
Gli attori,  così ben diretti, ci comunicano tutte le sfumature dell’animo umano in questa storia che il regista allontana nel tempo, ma che è così attuale, tremendamente attuale.
Ma alla fine, Liberata userà quella cinghia che tante volte Italo aveva sferzato  su di lei e sulle figlie, per  compiere un atto, l’ultimo, il più tragico, ma il più liberatorio.
Lo spettacolo finisce, le luci si spengono, le giostre non girano più, i tiri a segno non hanno più clienti, e noi usciamo dal circo pensando che era tutto tremendamente vero.

Daria D.


Con Micaela Casalboni, Giulia Franzaresi, Andrea Gadda, Frida Zerbinati
Aiuto regia Carolina de la Calle Casanova
Scene di Nicola Bruschi
Costumi di Cristina Gamberini
Organizzazione Stefano Salerno
Produzione Compagnia Teatro dell’Argine
OUTIS, Tramedautore XV Festival Internazionale del Teatro della Regioni

"E’ la terra un’unica finestra" di Franco Scaldati. Di Daria D.


Piccolo Teatro Grassi, Milano. Domenica 26 luglio 2015

Una regia che non convince fino in fondo, che rimane alla superficie, senza entrare nelle viscere della storia, affidata totalmente alla recitazione dei protagonisti che ce la raccontano in dialetto siciliano ma il cui svolgimento, legame tra i personaggi, ambientazione e tempo rimangono un po’ oscuri, distanti e inafferrabili.
Vedere uno spettacolo con soprattitoli è già una fatica, ma comunque si fa molto volentieri anche se, a mio parere, se una storia è ben scritta, ben recitata e ben diretta, dovrebbe essere chiara ugualmente, qualunque sia la lingua in cui è raccontata. Anche se questo, mi è sembrato di capire, era più un testo poetico, difficilmente drammatizzabile e infatti si sente lo sforzo del regista.
Quest’opera inedita, ma non tutto ciò che è inedito è completamente valido, lascia un po’ a metà le nostre aspettative. Leggendo la descrizione, ci saremmo aspettati un mondo più carnale, più legato alle atmosfere dei mercati, dei rioni, dei poveracci, con suoni, voci, lamenti, grida, i sonori delle vite alla deriva.  L’unico suono che si sente è una specie di cinguettio, forse una cicala? Non è chiaro e non ha nessun impatto sulla storia.
Sono fantasmi quei due derelitti che sembrano a un certo punto due amanti, in quella che presumiamo sia una taverna, che però non è vissuta, ma rimane fredda e incompleta, come se fosse una taverna qualsiasi?
Molto bravi gli attori: Imparato, che si aggira come un manichino senza spina dorsale, sembra che debba cadere da un momento all’altro sotto il peso dei racconti  e Pizzillo,  che incarna un personaggio ibrido, malinconico, border-line.
Un’opera di cui captiamo la poetica e le parole forti e strazianti, che però non sono altrettanto espresse dalla messa in scena.
E così la Sicilia chiude la settimana di TRAMEDAUTORE, giunta alla sua quindicesima edizione e dedicata a sei regioni d'Italia. Un viaggio itinerante che è partito dalla Campania e poi è risalito al Nord e poi, passando per il Centro, si è concluso in Trinacria. Abbiamo assistito a testi forti, interessanti, divertenti, originali, tante sorprese da parte di giovani drammaturghi e interpreti.
Allora grazie ancora ad Angela Calicchio e Tatiana Olear e a tutto lo staff di OUTIS, Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea, per l’impegno e la passione che hanno dedicato all'organizzazione di questo  festival che ha reso l’estate milanese un po’ più bella e un po' più ricca.

Daria D.


Regia di Matteo Bavera
Con Melino Imparato e Salvatore Pizzillo
Produzione Teatro Garibaldi alla Kalsa, Palermo
Tramedautore XV Festival Internazionale del Teatro della Regioni
Piccolo Teatro Grassi, Milano, 26 luglio 2015

Camillo, artista della cucina italiana. Intervista di Claudia Conte


Cari lettori,
oggi la vostra Claudia Conte intervista Camillo, artista della cucina, chef raffinato e di grande abilità che fa della sua passione più grande la sua vita,  che trasmette la sua fantasia culinaria a vaste platee...

Vincenzo Bocciarelli con Camillo
Quali sono i segreti, gli elementi che contraddistinguono la sua cucina?

Sicuramente la mia firma si riconosce in piatti dove gusti della tradizione sarda e ricette più moderne si incontrano inaspettatamente. Questa è una delle caratteristiche che contraddistingue la mia cucina e che rimane più impressa ai nostri clienti. E' secondo me infatti importante mettere un pò della propria personalità e della propria storia nei piatti che si preparano. Oltre a questo il rispetto della materia prima ed una ricerca e studio continui in ambito culinario.

Quali sono le caratteristiche principali del Made in Italy in ambito enogastronomico?

Notti magiche all’Anfiteatro Festival di Albano Laziale, ecco le prime due serate. Di Paolo Leone


C’è qualcosa di magico in questo posto, che per il quarto anno consecutivo abbiamo la fortuna di frequentare grazie alla produzione di Europa Musica e del suo direttore artistico Renzo Renzi, che allestisce l’Anfiteatro Festival di Albano Laziale, una delle manifestazioni più complete e qualitativamente elevate dell’estate. Difficile da spiegare la sensazione di essere sospesi nel tempo, circondati dal silenzio e immancabilmente immersi nella frescura che sembra omaggiare le antiche mura romane anche nell’estate più calda degli ultimi anni. Inaugurazione della nuova stagione sabato 25 luglio con la Traviata di Giuseppe Verdi, mentre la seconda serata di domenica 26 ha offerto la musica ammaliante e popolare, nell’accezione più nobile del termine, con I tamburi del Vesuvio, il gruppo-progetto di Nando Citarella, creato nel 1994.

25 luglio, 2015

ANDREA FRANCHI PRESENTA IL SUO ULTIMO ALBUM AD AREZZO. Di Sara Bonci


Festival delle musiche, Arezzo. Venerdì 24 luglio 2015

A volte bisogna sapersi fermare, dimenticare tutto il resto e restare in ascolto. È quello che abbiamo fatto venerdì 24 luglio all’Eden Lab in occasione del Festival delle musiche. Sono le 19.30, fatidica ora dell’aperitivo, ma noi ci concentriamo nel sentire scorrere le parole di Andrea Franchi, accompagnate dalla sua stessa chitarra. Sono parole che nascono da dentro, da un bisogno interiore di esprimersi, che danno uno sguardo esterno della sua intimità, sono parole dette quasi sotto voce, per lasciare a noi il compito di ascoltarle in silenzio.

I Blond Redhead sul palco dell'Eutropia Festival alla Città dell'altra economia hanno presentato l'ultimo disco "Barragàn". Foto di Ivan Selloni


I Blond Redhead sul palco dell'Eutropia Festival alla Città dell'altra economia hanno presentato l'ultimo disco "Barragàn".

La band di New York composta da Kazu Makino, Amedeo Pesce e Simone Pesce ha avvolto gli spettatori in atmosfere sonore intime e sensuali interpretando i brani del nuovo disco con un sound minimalista attraverso una line up essenziale.

Ad aprire il concerto, la band romana "Luminal" che ha scaldato il pubblico con il suo "punk sgradevole" arricchendo l'impatto sonoro con un'esibizione fisica e corporale.



"Piccolo mondo alpino" di e con Marta e Diego Dalla Via. Di Daria D.


Piccolo Teatro Grassi, Milano. Venerdì 24 luglio 2015

I due fratelli veneti, talmente affiatati che a stento riconosciamo chi sia il braccio e chi la mente, ma sospettiamo lo siano entrambi, alternandosi, ci stupiscono molto positivamente presentandoci uno spettacolo, nella settimana che OUTIS e il Piccolo dedicano al teatro delle regioni,  che pur con un titolo così romantico, di fogazzariana memoria,  è invece l’affresco di un mondo che di idilliaco non ha proprio nulla, stravolgendo quell’idea che abbiamo della montagna, dove tutto ci appare puro e quasi divino, incontaminato e felice. Ergo, ci piace.
E’ infatti la storia surreale ma non troppo,  di una famiglia composta da quattro fratelli, e qui ci viene il sospetto che i genitori siano stati “soppressi” magari con una dose di funghi avvelenati e poi sotterrati nella neve, che si  alternano, anche loro? in  ruoli alquanto “originali” nella gestione  di  un albergo in un comprensorio sciistico.

24 luglio, 2015

Intervista di Claudia Conte a Valeria Paniccia, documentarista e scrittrice


Cari lettori del Corriere dello Spettacolo, 
oggi abbiamo il piacere di incontrare Valeria Paniccia, affermata documentarista e autrice di libri come Passeggiate nei prati dell’eternità, pubblicato da Mursia, giunto alla quarta edizione in pochi mesi.

Parliamo della tua formazione. Quale percorso ti ha portato a diventare giornalista e scrittrice?

Diciottenne ho cominciato a scrivere per Il Resto del Carlino, nella cronaca locale, con pezzi sul teatro. La mia regione, le Marche, ha sempre avuto un’intensa attività teatrale. Dei centotredici teatri all’antica italiana, ne funzionano una settantina. Quindi ho partecipato da spettatrice a tanti spettacoli, fin da quando ero tredicenne. Dopo la laurea sono arrivata a Roma e per un paio di anni ho lavorato come redattrice di un mensile di teatro.

Quando e come è iniziata la tua attività di documentarista?

Ho iniziato a collaborare con la RAI nel 1991. Ma il percorso è stato lungo. Ho avuto tra i miei maestri Giovanni Minoli. Proprio oggi mi hanno chiesto dall’America un documentario che ho fatto per lui: Il caso Pasternak.

Per Mondadori hai pubblicato tre libri nella collana degli Oscar:  Professione Attore, Attore (illustrato) e Eros Italiano. Quali sono i temi, le peculiarità, le istanze della tua anima da cui la penna attinge?

“STASERA SONO IN VENA”: UN RACCONTO IRONICO E AMARO FIRMATO OSCAR DE SUMMA. Di Sara Bonci


Kilowatt Festival, Sansepolcro. Martedì 21 luglio 2015

Un inno ai grandiosi e spietati anni ‘80 sembra essere all’inizio quello di Oscar De Summa: gli anni della Nintendo e di Super Mario Bros, della prima versione di Windows, dei Pink Floyd, ma anche gli anni della strage di Bologna, in cui scoppia lo scandalo del P2, del disastro di Chernobyl, del crollo del muro di Berlino, ma soprattutto dell’attivissimo traffico di stupefacenti da parte della sacra corona unita. “Stasera sono in vena” si tuffa, come un cantante rock addosso al suo pubblico, in quel passato fatto di debolezze, in cui sembrava un sogno prendere la macchina e correre verso la spiaggia delle soluzioni facili, tenere gli occhi sulla strada, le mani sul volante - parafrasando una canzone dei Doors - e spassarsela tutta la notte.