21 marzo, 2016

Rusteghi i giera e rusteghi xe rimasti. Di Luca Benvenuti


Teatro Toniolo, Mestre (VE). Dal 18 al 20 marzo 2016

Capolavoro scritto da Goldoni tra il 1759 e il 1760 per il Teatro di San Luca, I rusteghi prelude a una nuova fase creativa che vede affievolirsi gli elogi al mondo borghese, prima celebrato nella figura del generoso Pantalone. Da un lato il mercante Lunardo, capobanda di quattro laudatores temporis acti che, spinti da ideali di compostezza, rigore e autorità padronale, angustiano mogli e figli. Dall’altro i familiari che scalpitano dentro la prigione costruita dall’ordine rustego, sopraffatti da continui rimproveri e mortificazioni. Tale modello si sgretolerà eccezionalmente grazie all’intervento di Felice, donna dalla spiccata oratoria. Da poeta che era l’autore, la lingua veneziana trova qui massimo splendore e, oltre a costruire occasioni d’ilarità, diventa elemento caratterizzante dei personaggi, ognuno col suo intercalare. Quello che stupisce è l’attualità delle sentenze selvadeghe, non dissimili da quelle che l’orecchio esperto carpisce oggi al bacaro, al mercà o al caffè, a testimoniare quanto in tre secoli la mentalità isolana non si sia aperta ai cambiamenti sociali.

Giuseppe Emiliani confeziona uno spettacolo tradizionale, senza alcun intento innovativo, atteggiamento plausibile dato che Goldoni offre già tutti gli elementi perché la commedia funzioni. Emiliani lavora con una compagnia omogenea che, rispetto alla recita vista al Teatro Goldoni lo scorso febbraio, ha superato problemi di coesione e ritmo. Le scene di Federico Cautero si adattano perfettamente al palcoscenico del Toniolo. Pannelli e tende scorrevoli giocano sul contrasto tra verticalità e orizzontalità, aprendo e chiudendo ambienti ora angusti ora ariosi, illuminati con suggestive tinte tiepolesche da Enrico Berardi. Preziosi e in stile i costumi di Stefano Nicolao, volti a creare rimandi cromatici tra le coppie. Eleganti le musiche di Massimiliano Forza e gli arrangiamenti di Fabio Valdemarin.

Tra i rusteghi Giancarlo Previati si prodiga in un ottimo Lunardo, seguito dal misogino Simon di Piergiorgio Fasolo e dal Cancian di Alessandro Albertin, voce stentorea e muso duro. Costretto in pose affettate il conte cicisbeo di Michele Maccagno. Alberto Fasoli è un Maurizio accademico e Francesco Wolf un Filippetto ingenuo. Margherita Mannino, vegnimo a dire el merito, deve ritenersi soddisfatta perché la sua Lucietta è la miglior interpretazione femminile. Mannino vanta un’ottima dizione, un volume perfetto che evita di perdere qualsiasi battuta e una gestualità ben studiata, elementi che convergono perfettamente nella fanciulla al limitare tra l’adolescenza e l’età adulta. La Marina di Maria Grazia Mandruzzato è ferina, sottile e tagliente, la classica zia. A Cecilia La Monaca l’ardua parte di Margarita, moglie di Lunardo, nel complesso ben sostenuta. Veniamo a Felice, personaggio chiave qui interpretato da Stefania Felicioli, attrice dalla lunga carriera goldoniana. La compostezza e l’autorità non le mancano, esaltate dal costume in argento a sguazzo (d’altronde è una cittadina, ceto superiore a quello mercantile), e anche il recitato si è fatto più serrato, adulto e convincente rispetto alla scorsa occasione.  

Risate a scena aperta e applausi entusiasti da parte del nutrito pubblico.

Luca Benvenuti


I rusteghi
di Carlo Goldoni

Personaggi e interpreti:
Canciano, cittadino: Alessandro Albertin
Felice, moglie di Canciano: Stefania Felicioli
Il conte Riccardo: Michele Maccagno
Lunardo, mercante: Giancarlo Previati
Margarita, moglie di Lunardo in seconde nozze: Cecilia La Monaca
Lucietta, figliuola di Lunardo del primo letto: Margherita Mannino
Simon, mercante: Piergiorgio Fasolo
Marina, moglie di Simon: Maria Grazia Mandruzzato
Maurizio, cognato di Marina: Alberto Fasoli
Filippetto, figliuolo di Maurizio: Francesco Wolf

Regia: Giuseppe Emiliani
Scenografie: Federico Cautero
Costumi: Stefano Nicolao
Disegno luci: Enrico Berardi
Musiche: Massimiliano Forza   
Arrangiamenti: Fabio Valdemarin


Produzione: Teatro Stabile del Veneto-Teatro Nazionale

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