21 marzo, 2016

"Danny e il profondo blu, una danza apache" di John Patrick Shanley regia di John R.Pepper. Di Daria D.


Teatro Delfino, Milano. 11,12,13 e 18,19,20 marzo 2016

In “Danny e il profondo blu, una danza apache” di John Patrick Shanley con la regia di John R. Pepper, Edward Hopper incontra Charles Bukowski, nel solito  bar notturno dove i poveracci  ci vanno per dimenticare le loro miserie ma vengono sopraffatti, quasi messi a tacere dall’aspetto too loud and frantic della performance e si perde così quella poesia esistenziale che troviamo con tanta forza, e anche tanti silenzi, nei quadri e nelle pagine indimenticabili dei due artisti.
La storia è quella  di due anime che vagano nella notte, lei, Roberta balla da sola al ritmo ipnotico e martellante della bella musica dei Pepper Brothers e che ci dispiace non essere stata di commento anche durante lo spettacolo, non solo come tema introduttivo e finale, sicuramente avrebbe potuto supplire, in certi casi, a momenti di concitazione e di esagerazione e lui, Danny,  il “cattivo” incazzato con il mondo, e che sembra vivere solo per “fare a botte”. I due scontrano le loro esistenze hopeless in un bar per nottambuli e tra insulti, botte, bevute e qualche confidenza scottante, usciranno insieme, come da copione. Storia non certo originale, in stile “dannati del Bronx” o “Fight Club”, anche se spuntano le origini siciliane dei due, sono loro a dichiararlo, noi non lo avremmo mai immaginato  anche perché a volte ci pare di sentire qualche verbo romanesco come “zompare” forse dovuto all’adattamento di Enrico Vanzina e un po’ di cadenza capitolina dell’attore. Un bel “minchia” l’avremmo accettato e preferito, qua e là, piuttosto che il superabusato c…
La scena iniziale poteva essere un po’ più breve, o magari lasciare che la ragazza ballasse davanti a lui, per lui, il nostro “Rocky” coperto di sangue e pieno di rancore e di odio e forse di droga, che però non viene mai nominata, tanto meno usata, nonostante la negativa euforia di cui i due sembrano strafatti. Non so se sentiamo compassione o simpatia per questa coppia improbabile, in cerca di qualcosa che li distolga dal male quotidiano, o da ricordi di colpe che vogliono a tutti i costi espiare. Forse sì, forse no, è una storia che da un bar finisce in un Murphy bed dalle lenzuola stropicciate e sporche, e qui apro una parentesi per la scenografia, senza la quale la storia non avrebbe quell’impatto da “pugno nella stomaco” che ci colpisce fin dal primo istante.  Scenografia che in un luogo meno “teatrale” e borghese potrebbe essere ancora di maggiore efficacia, magari un magazzino dismesso, una cantina, una chiesa sconsacrata. Se poi succederà, me ne prenderò il merito. :)
I costumi anch'essi molto adatti, vissuti, lacerati,  a parte i boxer di Danny, un po' troppo stylish.

Gli attori, Laura Anzani e Leonardo Sbragia sono bravi ma sempre due note più in alto del necessario, mancano di qualche cambio psicologico che avrebbe dato loro un momento di riposo dalla fatica di tante esplosioni emozionali.
E il tatuaggio dell’attrice che nella stupenda foto della locandina di Paolo Morello, tanto sensuale quanto dannata, è messo in primo piano, se è stato disegnato per lo spettacolo, allora come mai Danny non se ne accorge mai, non è curioso di sapere da Roberta il perché di quel pesce che sbuca dall’incrocio delle sue natiche, anche lui proveniente da  quel “profondo blu” dove i due sono annegati, a forza di botte, di amore sbagliato, di notti passate al freddo, di sporcizia interiore, di ignoranza, di mancanza di tutto?
 Ma l’amore li salverà davvero? Qualche dubbio ci rimane. Senz'altro dimentichiamoci il “...e vissero felici e contenti”.

Daria D.


Danny e il profondo blu, una danza apache di John Patrick Shanley
regia di John R.Pepper
con Laura Anzani  e Leonardo Sbragia
traduzione Leonardo Sbragia
adattamento Enrico Vanzina
scene e costumi Mela Dell'Erba
luci Patrick Boggero
musiche originali The Pepper Brothers
realizzazione costumi e oggetti di scena Raffaella Mattioli e Ricchezza Falcone
assistente alla regia Stefania Galatolo
assistenti alla scenografia Fabrizio Pace e Giuseppe Di Maria
assistente disegnatore luci Marianda Geloso
fight coreographer Alberto Barbi
trucco Stefania Galatolo
foto manifesto Paolo Morello
foto di scena  Gabriele Lentini
si ringrazia Vicky Gitto
una coproduzione YARE produzioni/MERENDA


2 commenti:

  1. The two actors are really great but they lack some psychological changes and emotional explosions.

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