19 marzo, 2016

Il “Trovatore” di Verdi al Massimo Bellini di Catania. Di Laura Cavallaro


Catania, Teatro Massimo Bellini. Fino al 13 marzo 2016

Foto Giacomo Orlando
Prosegue con Il trovatore di Giuseppe Verdi la stagione operistica al teatro Massimo Bellini di Catania. Un titolo caro sia ai melomani più affezionati che a quella fascia di pubblico che va a teatro quando si portano in scena opere popolari, le cui arie fanno parte dell’immaginario collettivo e che fanno registrare, come in questa caso, la platea piena. L’opera rossa, come viene definita, rimanda indubbiamente al sangue, non solo quello che si versa nel corso della narrazione ma anche al sangue inteso come legami, sia quelli che si vengono a creare sia quelli di cui s’ignora l’esistenza.Non si può tralasciare il chiaro riferimento al fuoco, dove anni prima era stata arsa viva la madre di Azucena e alla quale sembra riservato lo stesso destino. Una trama complessa che viene narrata dal capitano delle guardie, Ferrando, all’inizio della prima parte per esser completata poi dalla stessa Azucena. L’opera è il connubio perfetto degli opposti: amore e gelosia, poesia e violenza, il tutto imbevuto dalla vendetta che va a creare il leitmotiv principale e che rimanda a un’altra opera verdiana, Rigoletto.

Foto Giacomo Orlando
La regia, che porta la firma di Renzo Giacchieri, ha un impianto tradizionale ed è del tutto impalpabile. Primeggia soprattutto la staticità dei personaggi sulla scena, a eccezione del coro di soldati che accenna a una coreografia,laddove è il movimento che avremmo voluto vedere soprattutto in alcune situazioni. Gran parte del lavoro si è concentrato evidentemente sulle scene e i costumi che richiamano l’ambientazione quattrocentesca del libretto di Cammarano e Bardare,il quale si rifà al dramma El Trovador di Antonio García Gutiérrez. Le scene sono alquanto evocative e imponenti con molti elementi peculiari del testo. I costumi non sono memorabili, alcuni di buona fattura altri risultano piuttosto anonimi. La mancanza di dinamismo è uno dei punti di debolezza dell’intero allestimento, rallentato anche dai continui cambi scena. Eppure l’opera si apre in maniera poco usuale, a sipario chiuso fa la sua comparsa il coro mentre Ferrando dal centro della platea intona “Di due figli vivea padre beato”. Un’idea che di primo acchito incuriosisce, soprattutto per la scelta di coinvolgere in toto il pubblico nella storiama che poi non lascia spazio a un seguito.
Foto Giacomo Orlando
La voce di Francesco Palmieri alias Ferrando è vigorosa, ha un buon vibrato e un ottimo volume. Per quanto riguarda l’interpretazione attoriale il bassonelle scene successive all’inizio,quando dalla platea fa la sua comparsa sul palcoscenico,è sicuramente più a suo agio.La rottura della quarta parete è una scelta registica interessante, peccato che la scena nell’insieme risultasse poco chiara nelle intenzioni, soprattutto dal momento che il cantante viene relegato in un angolo del parapetto che si affaccia sul golfo mistico. L’attesa per il soprano Dimitra Theodossiou è tanta, ma quando esegue la cavatina e la cabaletta di Leonora lascia delusi. Molte sporcature, acuti aspri e fiati spezzati. Solo nel momento in cui subentra l’aspetto drammatico del personaggio c’è una totale evoluzione che fa apprezzare appieno la vocalità dell’interprete. Piero Giuliacci, che sostituisce per indisposizione il tenore Angelo Villari nei panni di Manrico, si mostra all’altezza del ruolo. Il timbro è pastoso, ricco negli acuti sebbene sia visibile la difficoltà fisica nel prendere le note. Se vocalmente è un buon interprete, dal punto di vista recitativo non è molto credibile. Possiamo perdonargli il fatto che essendo subentrato come sostituto non avesse piena dimestichezza con le posizioni sul palcoscenico,ma non possiamo certamente far finta che mancasse del physique du rôle. Protagonista indiscussa è invece la gitana Azucena, ruolo ricoperto con superba bravura da Nidia Palacios. 

Foto Giacomo Orlando
Il mezzosoprano ha puntato su una vocalità calibrata, che ha reso meno macabro il suo personaggio ed esaltato altre caratteristiche di Azucena, soprattutto la tenerezza di madre e la devozione di figlia. Certamente fornisce ottima prova di sé Giuseppe Altomare. Il giovane baritono che interpreta il conte di Luna ha buona tecnica che mette a furtto in molti passaggi, come nell'aria Il balen del suo sorriso.Bravi anche gli altri interpreti che completano il cast: Valeria Fisichella, Riccardo Palazzo Alessandro Vargetto. Inappuntabile la bacchetta del Maestro Gianna Fratta, che ha diretto l’Orchestra del Massimo Bellini in un’esecuzione di magnifico livello e omogeneità sonora. Un plauso va anche agli artisti del coro istruiti come sempre dal Maestro Ross Craigmile, che in quest’opera in particolare ha dato saggio di precisione e uniformità sia nella sezione femminile che in quella maschile.

Laura Cavallaro


IL TROVATORE
di Giuseppe Verdi
Dramma in quattro parti
Libretto di  Salvadore CammaranoGianna Fratta direttoreRenzoGiacchieri regia,scene,costumiRoss Craigmile maestro del coro
Salvatore Da Campo luci
ll conte di LunaGiuseppe Altomare – Enrico Marrucci (R, S1, S2)  
Leonora, dama di compagnia della Principessa d'AragonaDimitra Theodossiou – Alessandra Rezza (R, S1, S2)  
Azucena, zingara della BiscagliaNidia Palacios – Isabel De Paoli (R, S1, S2) 
Manrico,  ufficiale del principe Urgel e presunto figlio di AzucenaPiero Giuliacci – Antonino Interisano (R, S1, S2)
Ferrando, capitano degli armati del conte di LunaFrancesco Palmieri
Ines, confidente di LeonoraValeria Fisichella
Ruiz, soldato al seguito di Manrico - Un messoRiccardo Palazzo
Un vecchio zingaroAlessandro Vargetto
ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO MASSIMO BELLINI

1 commento:

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