05 febbraio, 2016

HABEROWSKI. Alessandro Haber è Charles Bukowski. Di Daria D.


Teatro Elfo Puccini, Sala Shakespeare, Milano. Dal 2 al 7 febbraio 2016

Difficile “essere” Bukowski, anche per lo stesso Bukowski deve essere stata una gran fatica  convivere con se stesso ma se ci si mette dello stile, parafrasando lo scrittore americano,  forse ci si riesce. 
“Lo stile è la risposta a tutto.
Un nuovo modo per affrontare qualcosa di noioso o di pericoloso.
Fare una cosa noiosa con stile è preferibile al farne una pericolosa senza.
Fare una cosa pericolosa con stile, io lo chiamo arte.
Le corride possono essere un’arte.
La boxe può essere un’arte.
Amare può essere un’arte.
Aprire una scatola di sardine può essere un’arte.
Non sono in molti ad avere stile.
Non sono in molti a mantenerlo...”

E magari alla fine “non è poi così male essere Bukowski”. La  sua vita è stata fuori dall’ordinario, un insieme di ingredienti irripetibili e unici, difficili da comprendere, da afferrare, di quelli che fanno di un uomo non un uomo qualsiasi ma un out cast, uno che è uscito dagli schemi e che ha pagato di tasca propria questo suo coraggio. Ci piace, proprio per questa ragione, per quello che ci ha lasciato, per quello che ci ha raccontato, e soprattutto ci  affascina la sua libertà di “fottersene” del mondo intero.

Haber con il suo “Haberowski” ci ha provato a entrare nell’anima straziata e menefreghista, solitaria e scostante, libera e americana dello scrittore, per “essere Bukowski”  sulla scena. L’attore lo ha sentito congeniale e ha voluto che anche noi spettatori ricevessimo le stesse emozioni che lo hanno portato ad avvicinarsi ad “Hank”.  Attraverso le parole recitate (a volte un po’ troppo recitate), con il supporto di una colonna musicale suonata dalla tromba jazz live di Andrea Guzzoletti, della musica elettronica del duo Alfa Romero e delle immagini video create da Manuel Bozzi  (che però nulla hanno aggiunto alle immagini già così evocative  e forti di Bukowski) abbiamo fatto un viaggio poetico nell’inferno della mente dello scrittore nato il 16 agosto del 1920 in Germania e morto nel 1994 a S.Pedro, California
Alessandro Haber entra in scena con un sacchetto di plastica piena di lattine vuote, una bottiglia di birra su un tavolino, una macchina da scrivere che pende da una corda, sembra sia stata impiccata, un paio di mutandine e un reggiseno dondolano dal leggio, sigarette fumate e che offre anche agli spettatori. Oggetti che la regia ha fatto usare ad Haber, durante lo spettacolo ma forse non abbastanza: l’occasione di portare in scena questo poeta ubriacone, puttaniere, senza un soldo, senza fissa dimora, fumatore, e scontroso era eccezionale per osare ancora di più. Al diavolo i benpensanti!
Tra immagini brutali, squallide, sbeffeggianti, ma  intrise di  poetica americana, quella del viaggio on the road, dei locali fumosi “prima dell’ aids”, delle camere d’albergo con le vasche orlate di grasso, delle tapparelle rotte, delle donne dai culi invitanti con i tacchi a spillo e  le calze smagliate, alcoliste, pazze, dei topi nei vicoli, delle risse, delle automobili grandi e senza cappotta, lui cercava di fare lo scrittore. Ma poi smetteva e si dava all’arte del bere, e allora diventava uno scrittore sbronzo, e si incolpava di “non saper fare niente”, aspettando “la morte come un gatto che sta per saltare sul letto”.
Il suo “realismo sporco” viene portato sulla scena un po' più pulito e abbellito, ma ugualmente apprezziamo Haber per averci fatto sentire,  tra l'assordante rumore delle ipocrisie che ci circondano, una voce forte, senza mezzi termini, diversa, che ancora oggi ha la forza di scuoterci e di emozionarci.
“una poesia è una città piena di strade e tombini
pina di santi, eroi, mendicanti, pazzi,
piena di banalità e di roba da bere,
piena di pioggia e di tuono e di periodi
di siccità, una poesia è una città in guerra,
una poesia è una città che chiede a una pendola perché,
una poesia è una città che brucia,
una poesia è una città sotto le cannonate
le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,
una poesia è una città dove Dio cavalca nudo...”

Daria D.


HABEROWSKI
Alessandro Haber è Charles Bukowski
da un’idea di Manuel Bozzi
musica Alfa Romero: Marzio Aricò e Lorenzo Bartoletti

produzione Associazione Culturale AUROOM

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