26 settembre, 2015

“Il quadro nero”, ovvero "La Vucciria", il grande silenzio palermitano. ROBERTO ANDÒ E MARCO BETTA IN UN’OPERA CORALE ISPIRATA A RENATO GUTTUSO E ANDREA CAMILLERI. Di Daria D.


Milano, Teatro dell’Arte. Dal 25 al 27 settembre 2015

Una lampadina nuda che si muove come un pendolo, da una parte all’altra dello schermo,  fa sì che noi spettatori si rimanga ipnotizzati, imprigionati da quella cadenza lenta e ossessiva di musica e immagini, e lentamente entriamo nel quadro di Renato Guttuso “La Vucciria”, come facessimo  anche noi parte del dipinto, oppure, fossimo semplici testimoni di  un dramma silenzioso che si consuma nelle viuzze del mercato di Palermo, che non ha “pause né respiro” .
La lampadina a poco a poco  fa luce sulla vita del mercato che  Guttuso e Camilleri  hanno dipinto e raccontato con verità e passione ma che nella ricostruzione  del regista  Roberto Andò, prende ancora più forza e magia, grazie all’immagine cinematografica, così contrastata, così densa, così viva ma decadente allo stesso tempo,  un’atmosfera surreale che  nessuna scenografia teatrale, per quanto fedele fosse stata, avrebbe saputo  ricreare. Quello scorcio di mercato  dipinto da Guttuso, con i suoi colori,  ombre, nebbie, volti,  oggetti, storie nascoste, non ha la falsità di un rifacimento  teatrale  ma  la verità e la grandezza del racconto cinematografico.
L’inizio è fatto di sole voci, la rauca e profonda di Camilleri che legge brani dal suo romanzo, quelle sensuali e coinvolgenti dei due protagonisti Giulia Andò e Francesco Scianna,  voci che ci circondano, da un punto all’altro della sala, come echi di vita lontana.  Sentiamo raccontare e descrivere i colori  della frutta e della verdura,  sembra un mondo sereno, quasi artificiale,  irraggiungibile ma il rumore metallico dei coltelli  affilati  che dilaniano  le carni appese ai ganci, o l’acqua che con forza si spande sui pesci esposti per mantenerli freschi,  abbattendosi  come una mannaia sulla splendida ripetitiva  ossessione della musica di Marco Betta, ci spalanca  davanti  la realtà del “quadro nero” . E se quel quadro nero fosse la vita stessa che dietro l’illusione dei colori nasconde il dramma della morte che cancella ogni colore e ogni sogno?
Rimaniamo sorpresi  quando, al posto  delle tinte allegre,  ci troviamo di fronte ad un' immagine i cui colori non hanno colore, dove il contrasto è tra il grigio e il nero, dove sembra incombere la tragedia e non la gioia. E poi il quadro silenziosamente, lentamente  si anima, entrano  il pescivendolo, il macellaio, la donna, il vecchio, il fruttivendolo, tutto girato al rallentatore e solo la musica accompagna le immagini e la recitazione muta degli attori che vale più di mille parole.
Eppure in quel silenzio intuiamo parole, frasi, storie, commenti, e quando entrano nel quadro la Andò e Scianna, lui con una vistoso e allegro girocollo giallo e lei in bianco, sinuosa, misteriosa,  dandoci le spalle, ecco che i colori si animano, diventano vivaci come se quei due personaggi con la loro storia avessero il potere di cancellare la rovina che sentiamo incombere.
Ma la loro storia come la storia di tutti noi, può avere due aspetti: uno drammatico e uno felice, e Andò li filma  entrambi, come due lati della stessa medaglia, prendendo spunto dal racconto “La ripetizione” di Camilleri. Il quadro nero della vita non sempre rimane nero, a volte chiazze di colore si spandono, per poi asciugarsi, lasciandoci  nella consapevolezza che tutto dipende forse  da una marea che sale o che scende, da un Dio che non c’è, da una partita persa, da un sogno svanito, da una mossa falsa.
E quando il mercato finisce, rimangono i gatti e i cani a mangiarsi gli avanzi, i colori sono spariti, le cassette rovesciate, i rifiuti sparsi sull’asfalto, la nebbia e il fumo salgono sulle cose, mentre la lampadina riprende ad oscillare, lentamente, fino a che tutto diventerà buio, nero come la notte, come la morte.
E a noi rimane la memoria di tanti colori che forse non sono mai esistiti se non nella finzione artistica.

Daria D.


Opera per musica e film di Roberto Andò e Marco Betta
da Renato Guttuso e Andrea Camilleri
testo di Andrea Camilleri
con Francesco Scianna e Giulia Andò
e con Francesco Scianna e Giulia Andò
e Ettore Calvaruso, Patrizia Dantona, Shain Farouzi, Paolo Federico,
Oriana Guarino, Renato Lenzi, Onofrio Nuccio, Daniela Pupella,
Salvatore Tarantino, Fulvio Tortorici
musica di Marco Betta
ideazione e regia di Roberto Andò
collaborazione alla regia di Luca Scarzella
fotografia di Roberto Barbierato e Gianni Carluccio
scenografia di Gianni Carluccio
costumi di Gianni Carluccio e Daniela Cernigliano
suono di Hubert Westkemper
montaggio di Vertov Milano
assistente al montaggio e compositing Michele Innocente
casting e aiuto regia Chiara Agnello
produzione esecutiva film Alfio Scuderi
commissione degli Archivi Guttuso e della Fondazione Teatro Massimo

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