24 gennaio, 2014

“UNALAMPA”: vedi Napoli e poi muori



“UNALAMPA” in scena domani, sabato 25 gennaio alle ore 21.00 presso il Lanificio 25, è uno spettacolo che scoppia, come un lampada al neon, colpendo in viso gli spettatori con piccoli acuminati frammenti di verità, o forse semplicemente la sola verità di Roberto Azzurro, ideatore e interprete della pièce teatrale.  La performance è stata concepita col proposito di dare scandalo, per scuotere le nostre coscienze dalla lassista convinzione che “Napoli sia la città più bella del mondo”. Prolifico drammaturgo, regista e attore Roberto Azzurro con “UNALAMPA”, monologo in forma di invettiva, volto a sottolineare, dalla prospettiva di un napoletano, contraddizioni, anomalie e problematiche della nostra città: laddove tutto ciò che in qualsiasi altra città del mondo appare straordinario, a Napoli, si ripete quotidianamente come ordinario e che quindi ai napoletani tutto sia concesso. Provocatorio e azzardato, il monologo cerca di affrontare le innumerevoli problematiche, umane e civili, del capoluogo partenopeo.
L’idea è quella di svelare una realtà che, ogni giorno, si ripete e rigenera, sotto gli occhi di assuefatti cittadini. In un vero one-man show, Roberto Azzurro intona le melodie della tradizione popolare, tiene banco con continue provocazioni e travolge il pubblico con l’onda della sua insofferenza, un malcontento che trova origine nel caos e nel disordine in cui affonda la città. Un forte momento di autocritica, da napoletano a napoletano, lo stesso Azzurro, come si è detto, non esita a definire questo lavoro teatrale un'invettiva, basandosi sull'etimologia stessa della parola e rifacendosi agli illustri esempi del passato, in cui viene fatto largo uso di questa figura retorica. Per citare Dante e la sua Commedia, la stessa pièce consta di ben sette canti, nei quali si descrivono scene di ordinaria quotidianità napoletana, momenti di vita di una città in balia della confusione, del traffico e della maleducazione, per poi concludersi con un finale quasi tragico. Roberto Azzurro, come un moderno Nerone appicca, metaforicamente, il fuoco alla sua città, mentre canta la propria rabbia verso quell'assurdo fondamentalismo che cela agli occhi di molti, la realtà di una città seviziata dai suoi stessi figli.

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