24 settembre, 2013

VENEZIA '70, IL LEONE D'ORO RESTA IN ITALIA. Di Francesco Vignaroli


E si sposta a Roma, per la precisione. Sì, perché la giuria presieduta dal grande regista Bernardo Bertolucci ha decretato con verdetto unanime la vittoria di "SACRO GRA", film ideato e realizzato in solitudine dal documentarista quarantanovenne Gianfranco Rosi e dedicato al racconto della variopinta umanità che anima l'enorme cerchio d' asfalto che cinge la capitale, il Grande Raccordo Anulare (GRA). A rendere importante e significativa la scelta di questo film, prescindendo da ovvie considerazioni patriottiche - il successo italiano a Venezia mancava dal 1998, anno dell' affermazione dell' ottimo "COSI' RIDEVANO" di Gianni Amelio, peraltro in concorso in questa edizione con il discusso "L'INTREPIDO"- è il fatto che ci si trovi di fronte al primo successo in assoluto di un documentario, genere tradizionalmente trascurato dalla manifestazione veneziana (e dal pubblico italiano), approdata quindi ad una svolta epocale che lascia intravedere segnali di apertura per il futuro.
Il documentario, del resto, si è sempre collocato ai margini del cinema come genere di nicchia e anche negli Stati Uniti, nonostante l'istituzione dell' apposita categoria ai premi Oscar (dal 1942), i documentari non hanno mai goduto, salvo eccezioni, di enorme popolarità. Questo, almeno, fino all' irruzione del ciclone Michael Moore, i cui film-inchiesta sui molti lati oscuri del sogno americano ("FAHRENHEIT 9/11", "SICKO", "CAPITALISM", giusto per citare i più recenti), carichi di indignazione e di ironia, hanno inaspettatamente riportato il genere al centro della ribalta un po' in tutto il mondo, come non accadeva forse dai tempi del muto (mi viene subito in mente "NANUK" di Flaherty, ma eravamo appunto nel 1922!). Un altro film che ha fatto il botto (anche da noi, grazie ad un'abile campagna pubblicitaria e soprattutto alla presenza strategica di Fiorello come voce narrante) è il francese "LA MARCIA DEI PINGUINI" (2005), poetico documentario sulla vita dei simpatici animali in livrea, pensato per i più piccoli ma alla fine amato anche dagli adulti; buona accoglienza ha ricevuto circa venti anni fa un altro progetto francese, "MICROCOSMOS- IL POPOLO DELL'ERBA" (1996), sulla vita degli insetti. Per quanto riguarda l'Italia, anche da noi negli ultimi anni si è registrato un maggior interesse per il genere, grazie ai lavori di registi quali Luigi Faccini ("LE MANI RACCONTANO", sulla vita delle donne al lavoro; "IL PANE DELLA MEMORIA", sugli ebrei italiani), la coppia Angela Ricci Lucchi/Yervant Gianikian ( "SU TUTTE LE VETTE E' PACE" e gli altri lavori dedicati alla grande guerra), Marco Turco ("IN UN ALTRO PAESE": il maxiprocesso di Palermo e i rapporti tra stato e mafia), il trio Calabria-D'Ambrosio-Ruggiero ("BIUTIFUL CAUNTRI", dedicato al problema dei rifiuti in Campania e delle ecomafie) e, forse la più conosciuta, Sabina Guzzanti ("VIVA ZAPATERO!", sul tema della libertà di stampa in Italia dopo l' "editto bulgaro" berlusconiano, e "DRAQUILA", denuncia in stile Moore della malapolitica e delle speculazioni edilizie che si sono abbattute su L'Aquila dopo il terremoto).
Tornando al vincitore, Bertolucci ha motivato la scelta di "SACRO GRA" come miglior film di VENEZIA '70 con grande entusiasmo e convinzione, definendolo un'opera di "purezza francescana", ricca di stile e poetica, un' opera che è riuscita a conquistarlo nel suo essere così sorprendente, ed è proprio la capacità di sorprendere, secondo il Maestro parmigiano, la dote che conta di più in un lavoro cinematografico. A Rosi è stato dunque riconosciuto il merito di aver raccontato le sue storie di emarginazione -frutto di 3 anni di presenza sul campo a bordo di un camper- con delicatezza e rispetto per le persone che hanno liberamente deciso di mettergli a disposizione la propria esistenza, in virtù di un rapporto basato su reciproca fiducia e amicizia.
A questo punto, non resta che vedere il film!


Francesco Vignaroli

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