04 settembre, 2013

“La variabile umana”: noir scarsamente coinvolgente. Di Francesca Saveria Cimmino


Il primo noir del documentarista Bruno Oliviero, interpretato nei ruoli principali da Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Sandra Ceccarelli, Alice Raffaelli. 
La prima sequenza del film vede inquadrato un uomo sanguinante steso a terra. Si capisce immediatamente dunque cosa sia successo: l’imprenditore Mario Ulrich è stato sparato. Bisogna comprendere come, quando, da chi e perché. Per tal ragione il caso viene affidato all’ispettore Monaco (Silvio Orlando). L’attore Battiston, il cui aspetto non può non trasmettere sicurezza e protezione, è l’amico-collega di quest’uomo ancora scosso dalla perdita della sua coniuge. Dunque si inizia ad indagare: si interroga la moglie della vittima (Sandra Ceccarelli) e si lavora sul campo, cercando di ricostruire i pezzi di un puzzle mai semplice da riformare in un quattro e quattr’otto. La situazione si complica ulteriormente quando in caserma viene condotta Linda (Alice Raffaelli), figlia dell’ispettore Monaco.




Potrebbe essere l’inizio di un buon film se non fosse che nel montaggio alternato, curato da Carlotta Cristiani, tra pensieri, ricordi e reali accadimenti ci sia stata già, poco prima della metà, la fine del film. Tutto chiaro e scontato: si sa da subito chi ha sparato. Dunque l’effetto sorpresa si perde innegabilmente e a quel punto ci si concentra sullo status psicologico dei personaggi; in primis di Silvio Orlando. Un padre combattuto tra il lavoro e la tutela della figlia, un uomo che non sa scegliere tra etica e immoralità.
La fotografia, curata da Renaud Personnaz, presenta spesso primi piani o profili del protagonista esposto a un gioco di luci ed ombre congruo e interessante. Chiaro è che l’ispettore Monaco sia tormentato e in profonda crisi interiore; ma il suo malessere non riesce a convincere realmente un ipotetico astante, che osserva dall’esterno l’intrecciarsi di immagini, senza riuscire effettivamente ad immedesimarsi con esse, nonostante la situazione presenti delle evidenti gravità. E, probabilmente, l’interpretazione di Linda non favorisce l’empatia.
Tutto scorre lentamente come quel lago di sangue, che pian piano si espande per terra e dinanzi al quale la stessa moglie di Ulrich sceglie di non intervenire, nascondendosi dietro un muro di indifferenza. Non c’è dunque nessuno credibilmente coinvolto, come se in ogni angolo dello schermo sia comparsa la scritta “fiction!”. Dulcis in fundo, le note della cantante Gianna Nannini, che con il brano “Tornerai”, dà una carica di energia e romanticismo; fino a quel momento, tutto sommato, assenti nel film.


Francesca Saveria Cimmino

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