13 ottobre, 2012

“Romeo e Giulietta” di Sergej Prokof’ev. Un grande Amore chiamato dalla Morte



Teatro dell’Opera, Roma. Sabato 6 ottobre 2012

Sulla quinta è raffigurato un volto di donna disperato e piangente, un volto che sembra fare da prologo a una delle tragedie più conosciute di sempre: “Romeo e Giulietta”, il cui testo di Shakespeare viene trasformato in quel celebre balletto musicato da Sergej Prokof’ev per la prima rappresentazione del 1938, così intenso, passionale… così adeguato nel raccontare quella potenza dell’Amore, che delle volte può sfociare anche nella Morte. Ed è proprio il rapporto Amore/Morte il tema fondamentale di quest’opera coreutica, che non è un caso che si apra con l’assolo di un’arcana figura vestita in nero –forse il simbolo della Morte? È forse una figura omnisciente che già ci vuole dire: “Vedrete una grande storia di Amore, che però, purtroppo, finirà male, molto male.”.
Di sicuro questo “Romeo e Giulietta” si basa più sulla Morte che sull’Amore, perché quello dei due giovani è un sentimento che già si trascina dietro la tomba, tanto è vero che non esistono in questa interpretazione momenti aulici, momenti in cui l’Amore può essere vissuto serenamente –neanche l’incontro tra Romeo e Giulietta non può essere allietato da musica allegra, ma, anzi, da fargli sfondo è una mesta e funeraria passacaglia, ingegnosamente inventata dal compositore russo.
Un balletto che non possiamo smettere di guardare, di ascoltare; un balletto che ci tiene il fiato sul collo e che non può toglierci qualche lacrima, quando, nelle ultime fasi, Romeo danza il famoso passo a due con una Giulietta senza sensi, che lui crede morta. E morta lo sarà poco dopo, quando vedrà l’Amore della sua vita disteso accanto a sé, senza vita; allora prenderà anche lei il veleno e ponendosi le mani e le braccia del giovane su di sé, spirerà, insieme a Romeo e all’Amore che, a questo punto, diventerà veramente eterno.
Belle le scene e i costumi di Luisa Spinatelli, che crea un’atmosfera composta da gradazioni di colore cupe, proprio in linea con la tematica Amore/Morte, accentuata anche dal consapevole uno in scena dei colori rosso e nero, e queste suggestive creazioni entrano in perfetta sintonia con l’emozionante  regia e coreografia di Patrice Bart.  
Ottima l’esecuzione orchestrale con la direzione di Coleman, molto attento all’intensità passionale che questa musica deve saper comunicare, dando vita a un discorso fluido, sempre sospeso, e che riesca a tenere sospesi anche gli occhi e le orecchie degli spettatori.
Tra i ballerini va sicuramente menzionato Yann Saïz, che, nei panni di Tebaldo, in questo balletto personaggio centrale –ancora più di Mercuzio-, dimostra tutte le sue abilità solistiche, mostrandosi in palco con grande presenza scenica e strappando calorosi applausi del pubblico.
Bravo anche Anton Bogov, nel ruolo di Romeo, anche abile dal punto di vista comunicativo, interpretativo, avvalendosi, a parte le sue doti di ballerino, di quelle mimico-teatrali, facendo sua quella giovane ingenuità dell’Amore e confrontandosi con il pubblico in modo molto emotivo.
La Giulietta della serata, Maria Yakovleva, è anche lei passionale, ma anche eterea come un sogno: sogna l’Amore e decide di morire due volte per Amore, prima si uccide per finta, per ritrovare il suo amato, poi si uccide sul serio, per ritrovarlo ancora nell’alto dei cieli.
Complimenti anche alla prima ballerina allora, come faccio i complimenti a tutto l’organico del balletto –congratulandomi dunque in primis con il regista-, un balletto che mi ha portato veramente alla commozione.

Stefano Duranti Poccetti


Romeo e Giulietta
Musica di Sergej Prokof’ev
Direttore- David Coleman
Coreografia, drammaturgia e regia- Patrice Bart
Scene e costumi- Luisa Spinatelli
Luci- Mario De Amicis
Maestro d'armi- Renzo Musumeci Greco
con
Giulietta- Maria Yakovleva
Romeo- Anton Bogov
Tebaldo- Yann Saïz
Mercuzio- Fabio Longobardi
Benvolio- Manuel Zappacosta
Lady Capuleti- Alessandra Amato
Paride- Giuseppe Schiavone
Rosalinda- Roberta Paparella
ORCHESTRA E CORPO DI BALLO DEL TEATRO DELL’OPERA

1 commento:

  1. Veramente un balletto bellissimo ed emozionante, una storia che tocca sempre (Sara)

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