24 novembre, 2011

"Pop-Up. La terza dimensione del libro" di Teatro delle Apparizioni Il romanzo all'improvviso


Un romanzo, un narratore, dei musicisti, una scenografia creata sul momento per uno spettacolo completamente basato sull’improvvisazione: l’essenza del romanzo sulla scena. Questa la poetica del Teatro delle Apparizioni in Pop-Up. La terza dimensione del libro, e il nome stesso della compagnia, rivela un modo di fare teatro. Sono apparizioni quelle a cui assistiamo, scaturite da tutta la forza visionaria della letteratura. Ogni spettatore è invitato a portare un romanzo. Dario Garofalo, il narratore, si muove tra il pubblico per sceglierne uno che lo ispiri e che possa portare sul palcoscenico. Guarda con attenzione i testi che gli passano nelle mani commentandoli. Alla fine, dopo avere osservato il patrimonio letterario presente, fa la sua scelta, caduta su due scritti:Pandora, la prima donna di Jeanne Pierre Vernant e In giardino non si è mai soli di Paolo Pejrone. Dario Garofalo si avvicina alla scena e comincia a leggere il primo libro. Si parte da Pandora, in cui si narra, in modo mitico e con riferimenti a Esiodo, le vicende che hanno portato alla nascita e al percorso dell’uomo e della donna nel mondo. Il narratore alterna momenti di tragedia a momenti d’ironia, mentre, sul palco, tutto viene prontamente improvvisato attraverso forme di teatro-danza, e, soprattutto di mimo astratto. La creazione spettacolare, nata sul momento, non è da meno del lavoro degli interpreti. Il disegno luci è efficace, così come la scenografia, formata da quadri ben bilanciati. La musica è particolarmente importante anche perché, parole del Teatro delle Apparizioni, questo spettacolo è pensato come un concerto di un’orchestra jazz, basata appunto sull’improvvisazione e sull’idea che tutti gli strumenti valgano nella stessa misura. Nel momento in cui si passa al romanzo di Pejrone, la narrazione, una storia di giardinaggio, si fa più vivace e comica, e si fa comico anche l’andamento scenico. Poi la chiusura, molto lirica, riferita a un sogno infantile, narrato da Dario Garofalo già all’inizio, racconto che stavolta esce dalla letteratura per entrare nell’autobiografia . La ricerca artistica del Teatro delle Apparizioni risponde alla pretesa di creare uno spettacolo in cui tutto avvenga contemporaneamente e in cui romanzo e pubblico diventano protagonisti, in una riuscita unione.




Stefano Duranti Poccetti (dal giornale del Kilowatt Festival, 31 luglio 2009)

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