08 ottobre, 2015

Odyssey progetto, regia, scene e luci di Robert Wilson. Di Daria D.


Dal 6 al 31 ottobre 2015 al Piccolo Teatro Strehler, Milano

Epilogo-L’Olimpo

Zeus: Hai combattuto come un guerriero, Atena. E nessuno ti ha vista?
Atena: Ero invisibile.
Zeus: E così dovrebbe essere la giustizia. Una forza silenziosa e invisibile.
Atena: E così l’amore. L’amore dovrebbe essere allo stesso modo.
Zeus: Atena hai ancora un compito. E’ Notte su Itaca. Concedi a questi amanti la notte più lunga della loro vita . Nell’intimità. Nascosti. Vai a oriente, verso l’alba e trattienila al di là del suo confine. Non lasciare che l’oscurità rimbocchi le sue coperte, non ancora. Riunisci adesso le nuvole per un lieve temporale sopra la terra e nascondi questa umana vicenda ai nostri occhi divini.

E mentre un tuono echeggia su Itaca finalmente Ulisse dopo venti anni d’assenza  può stringere  tra le braccia la sua Penelope vestita con un abito della scenografa Yashi, che ricorda la notte, blu e viola, regale ed elegante come lei, e insieme  ballare sulle note della musica di Thodoris Ekonomou, un pianoforte leggero, ritmato, a volte spiritoso come il commento di un film muto, e che ci ha accompagnato per tutto lo spettacolo.
 Poi tutti gli dei dell’Olimpo ritornano in scena per unirsi ai due protagonisti, riprendendo la scena iniziale, come un ballo di corte, per celebrare gli sposi riuniti.  Abbiamo assistito a ventisei quadri, per quasi due ore, lasciando Robert Wilson  raccontarci una delle storie più appassionanti mai scritte, eravamo come  bambini che prima di addormentarsi vogliono sentire le favole. E così era nelle intenzioni di Wilson che parla di questo spettacolo, che vanta ben 140 repliche, durante una lecture alla Statale di Milano: raccontare con semplicità una storia umana e divina, piena di simboli e di avventure, di miti e di sfortune, di mostri e di sirene, di battaglie e di tregue, di fedeltà, di giustizia e di amore. Una storia che non ha tempo, e che andrebbe letta e riletta, per fermare il tempo.
Wilson presenta al pubblico un allestimento teatrale del poema epico nella versione in greco moderno tratta dal testo del poeta inglese Simon Armitage, e lo fa con uno spirito giocoso e non- realistico, servendosi di  una scenografia essenziale, stilizzata,  che va dritta al punto oppure ci lascia immaginare altri luoghi, altre situazioni, altre vicende.
Gli attori, che recitano in greco moderno, a parte Omero/Tiresia che usa l’italiano, e molti di loro hanno doppi o tripli ruoli come Maria Nafpliotou che è Calipso, Penelope e Circe, sono anche mimi e ballerini, e sotto la direzione del maestro, diventano un gruppo affiatato e omogeneo, che dialoga in perfetta sintonia con le luci taglienti, a volte accecanti, altre serene che illuminano le vicende di Ulisse, conosciuto per la sua sagacia e per la sua astuzia, o con le scenografie dallo stile cubista, futurista, ripreso anche dai costumi.
Wilson fa della tragedia di Ulisse quasi un film degli anni venti, esagerando la recitazione, i movimenti, gli slanci,  il make up, inserendo canzoncine divertenti e balletti, perché il suo approccio al testo classico, non è una pedissequa rappresentazione di esso né una rilettura in senso sociologico o sociale, God forbid! ma è come un pop-up book per bambini, ogni pagina si anima di figurine colorate , cui il regista ha aggiunto il movimento, le parole, la musica.

Alcuni quadri come quello della discesa agli inferi, o l’incontro con le sirene, o il passaggio a Scilla e Cariddi, l’uccisione di Polifemo, ormai un classico di tutte le locandine, o la suggestiva e risolutiva scena dell’incordatura dell’arco, hanno un forte impatto  drammatico, combinando abilità tecnica e leggerezza, simile ad un teatro delle ombre che rimane avvolto nella magia delle sue forme, dei suoi silenzi, delle sue evocazioni, facendo a volte capolino per stuzzicarci ed emozionarci, per inebriarci o spaventarci.

25- Ricongiungimento

Penelope: Oh Odisseo, mio Odisseo. Vieni da me Odisseo. Non odiare la mia ostinatezza. Come può una donna riconoscere un uomo dopo vent’anni? Come può una moglie riconoscere suo marito dopo tanto tempo? Sono venuti qui impostori, uomini che hanno finto di essere te. Ma nessuno mi si è avvicinato. Odisseo,mi hai sentito? Solo il mio cuore ostinato ci ha permesso di rimanere vivi. Solo due persone conoscono il segreto di questo letto. Adesso sei a casa, mio Odisseo.
Odisseo: Tu sei la mia casa Penelope. Tu sei la mia Itaca.

Un classico happy end come desidera ogni bambino : per i finali tristi c’è sempre la vita, là fuori, fuori dal teatro, dai libri, dai sogni, e questo Robert Wilson lo sa, eccome se lo sa! Ma prima ancora lo sapeva Omero...

Daria D.


Odyssey progetto, regia, scene e luci di Robert Wilson

musiche Thodoris Economou
testo Simon Armitage da Omero
drammaturgia Wolfgang Wiens, costumi Yashi
collaboratrice alla scenografia Stephanie Engeln
collaboratore alle luci Scott Bolman
suono Studio 19 - Kostas Bokos, Vassilis Kountouris
scenografie, oggetti di scena e costumi realizzati dai Laboratori del Piccolo Teatro
con (in ordine di locandina) Zeta Douka, Lydia Koniordou, Alexandros Mylonas, Maria Nafpliotou, Vicky Papadopoulou, Argyrios Pantazaras, Giovanni Battaglia, Stavros Zalmas, Thanassis Akokkalidis, Euripides Laskaridis, Kosmas Fontoukis, Yorgos Glastras, Akis Sakellariou, Yorgis Tsampourakis, Yorgos Tzavaras, Marianna Kavallieratou, Lena Papaligoura, Elena Rivoltini, Dimitris Piatas (voce)
coproduzione internazionale Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, National Theatre of Greece

Spettacolo in greco moderno sovratitolato in italiano e in inglese a cura di Prescott Studio

e Montclair State University, NJ, USA nell’ambito del progetto “Tradurre voci attraverso i continenti”

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