10 maggio, 2012

"Mirror Mirror", la fiaba non muore mai



A quanto pare una delle nuove mode di Hollywood è quella di attingere a piene mani dal repertorio fiabesco con l’intento di tirarne fuori rivisitazioni più o meno attinenti alla contemporaneità. Lo ha fatto Terry Gillian con I Fratelli Grimm e l’incantevole strega, Catherine Hardwicke con Cappuccetto rosso sangue e di recente la serie tv Once Upon a Time. Se a breve sarà nelle sale la rilettura in chiave dark e adulta della favola di Biancaneve, Biancaneve e il cacciatore, a Tarsem Singh è stata invece affidata quella ‘per famiglie’.
 Il film, diciamolo, prova ad intraprendere con molta timidezza qualche cambiamento di direzione rispetto alla storia originale. Lo si capisce fin dall’inizio, con il prologo affidato alla voce narrante della Regina cattiva (Julia Roberts) intenzionata ad attribuire un punto di vista diverso al racconto. E sarebbe stata una scelta azzeccata, sicuramente originale, se il film avesse continuato sulla stessa riga. Certo, si può dire che la Roberts diriga tutto il cast con il suo impeccabile carisma, il suo intramontabile fascino e il fatto che in ogni caso a lei venga irrimediabilmente lasciato più spazio sulla scena rispetto a tutti agli altri. Eppure anche lei dà l’impressione di non riuscire a decollare del tutto, proprio per il fatto che la sua parte ‘di cattiva’ è stata volutamente ridimensionata. Resta comunque un personaggio moderno, divertente, legato a dinamiche della società contemporanea quali ad esempio, prima tra tutte, il gusto per la bellezza fine a se stessa, moltiplicata fino all’eccesso, assieme ad un egocentrismo sfrenato. Singh, invece, sembra frenato. Non definisce ma si limita ad abbozzare i suoi personaggi.
Anche la protagonista (?) della storia, Biancaneve (Lily Collins), si limita ad un interpretazione scialba e lineare nonostante questo, forse, aiuti a farne il ritratto della tipica adolescente dolce e senza macchia. Tanto tipica e scontata che nel giro di pochissimo arriva a crescere trasformandosi nell’impavida eroina in grado di affrontare da sola la ‘terribile bestia’ inviata dalla Regina. Il classico percorso dell’emancipazione. Menzione a parte meritano invece i Nani, complici di risollevare quei momenti che nonostante gli sforzi in sede di sceneggiatura, risultano un po’ fiacchi, grazie a battute dal gusto comico e autoironico.



Dal punto di vista visivo meritano un apprezzamento i costumi, decisamente stravaganti e sfarzosi, in grado di caretterizzare i personaggi meglio della stessa recitazione. Peccato che non si possa dire lo stesso delle scenografie. Troppo povere – anche se i luoghi classici della fiaba ci sono tutti, dal castello al bosco – e troppo raffazzonate ad eccezione degli interni del castello.  Un problema di budget forse, che di sicuro non aiuta a rendere più apprezzabile il risultato finale della pellicola. Perché se si scomodano nomi come Julia Roberts tutto sommato, seppur di film per bambini si tratti, ci si aspetta qualcosa di più; altrimenti meglio rivolgersi al classico Disney.
Insomma, si alternano pregi, spunti azzeccati ma anche tanti difetti. E tra quest’ultimi, la regia, anche se manca della giusta incisività e di coinvolgere pienamente lo spettatore, non è il peggiore. Manca la giusta dose di poesia che una fiaba richiede, il romanticismo vero e sì, anche un Male che sia tale e non banalmente, una caricatura alla quale si finisce con l’affezionarcisi. 

Riccardo Ceccherini

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