02 aprile, 2012

"The Raven". La misteriosa morte di Edgar Allan Poe



The Raven prende spunto da un’idea senz’altro originale: ricostruire gli ultimi cinque giorni di vita di Edgar Allan Poe tentando di intrecciare storia e fantasia. Il leggendario scrittore, infatti, fu ritrovato nell’Ottobre del 1849, qualche giorno prima della sua morte, a vagare per le strade di Baltimora in stato delirante. Nessuno seppe scoprire le circostanze che solo poche ore dopo lo condussero alla morte e che siglarono il suo nome, come già lo erano i suoi racconti, sotto l’egida del mito. Lo script del film parte dunque da qui, con un’inquadratura che si apre sul viso di un allucinato Poe (un redivivo John Cusack) rivolto verso un cielo plumbeo. Pochi secondi ci separano dall’inizio di un lunghissimo flashback che dura tutto il film e che ci fa rivivere, attraverso le dinamiche di un gothic-thriller, gli eventi che lo condussero ai suoi ultimi istanti di vita.
Tutto inizia in una squallida taverna dove il poeta cerca inutilmente di redimere il suo nome e negoziare un bicchiere sfidando i presenti a terminare un verso di una delle sue opere più famose (The Raven, per l’appunto). In questi ultimi anni lo scrittore ha, infatti, finito con il perdere la propria vena creativa e tira avanti, tra una bottiglia e l’altra, scrivendo fiacche recensioni letterarie, spinto dal desiderio di maritarsi con Emily (Alice Eve), la figlia del Colonnello Hamilton. Durante quella stessa notte, mentre il poeta vaga ubriaco e malconcio per le strade della città, la polizia rinviene due cadaveri che richiamano il misterioso modus operandi di un assassinio descritto in uno dei racconti dell’autore, I Delitti della Rue Morgue. Il Detective Fields (Luke Evans) al  quale è stato assegnato il caso, una volta esclusa la partecipazione dello stesso Poe al delitto, sarà costretto ad allearsi con lui per prevenire altre morti e smascherare il killer. E il poeta stesso non potrà sottrarsi dal partecipare a questo cruento gioco, specie quando l’amata Emily sarà rapita…



Il regista James McTeigue (autore dell’eccellente V per Vendetta e del meno apprezzabile Ninja Assassin) sfrutta l’universo orrorifico di Edgar Allan Poe come già fu fatto da Roger Corman negli anni Sessanta e da molti altri. Temi ricorrenti nel cinema di genere che hanno giustamente influenzato anche pellicole recenti come Saw, seppur quest’ultime siano più dedite ad una ricerca dello splatter e del gore piuttosto che alle atmosfere inquietanti e angoscianti dello scrittore. Con l’intenzione di ricalcare il successo del franchise dell’ultimo Sherlock Holmes, McTeigue crea un protagonista intenzionato a vestire i panni dell’eroe di un film d’azione. Un tentativo che però riesce solo a metà. John Cusack interpreta con bravura ma senza troppa convinzione un Poe che si fa fatica a credere geniale, romantico e soprattutto vittima di quelle cupe allucinazioni che ispirarono i suoi scritti. Manca, insomma, di una componente psicologica che non va mai a fondo nel personaggio restando troppo in superficie. Eppure i presupposti c’erano tutti: atmosfere tetre, delitti efferati, una concreta possibilità di indagare nelle pulsioni più oscure dell’animo umano e soprattutto in quelle di un autore che è stato uno dei padri della letteratura horror.L’idea di ripetere la strategia a puzzle degli indizi di un Seven o di uno Sherlock Holmes non decolla mai del tutto relegandola a un ruolo di contorno, un mero gioco che vorrebbe (ma non che riesce pienamente) attivare la fantasia dello spettatore. McTeigue si autocita e cita altre pellicole e non sempre lo fa con troppa coerenza (come la scena che vede Emily rinchiusa nella bara, ripresa a piene mani da Kill Bill) perdendo l’occasione di dirigere una thriller-story originale che richiedeva uno spessore psicologico maggiore per funzionare.In conclusione ci troviamo davanti ad un prodotto che ha cercato di azzardare un qualcosa di originale – e di questo bisogna dargli il merito – ma che non sfrutta a pieno le potenzialità di cui disponeva. Godibile, curioso e che si lascia guardare senza annoiare troppo fino al finale che forse, visto l’assunto misterioso dal quale partiva il film, sarebbe stato meglio lasciare parzialmente aperto.

Riccardo Ceccherini

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