23 febbraio, 2016

Intervista ad Irene Fornaciari, che ci racconta la sua esperienza al Festival di Sanremo. Di Carlotta D’Agostino


Irene Fornaciari torna sulle scene musicali con l’album “Questo tempo”, anticipato dal singolo “Blu”, con il quale ha partecipato alla 66esima edizione del Festival di Sanremo. Il disco è innovativo e nasce dopo un lungo lavoro di ricerca, ricco di tonalità calde e grande calore espressivo. Sono presenti 11 tracce, che trattano i temi più variegati, partendo dai sentimenti umani fino ad arrivare a Dio, ma anche toccando l’argomento delle relazioni interpersonali e quello dei tanti dubbi che abbiamo oggi.

La prima domanda che vorrei rivolgerti è senza dubbio legata alla tua recente partecipazione al Festival di Sanremo: come descriveresti questa esperienza e cosa ti ha lasciato?

E’ stata un’esperienza bellissima. Come ogni volta il Festival riesce a farmi vivere delle emozioni molto forti, che mettono alla prova la mia capacità di riuscire a gestire lo stress e l’ansia. Allo stesso tempo mi ha permesso di rimettermi in gioco e sentire fortemente l’affetto del pubblico che mi ha sostenuta fin dal primo giorno. Il ripescaggio per me è stato il chiaro segno che molte persone mi seguono e apprezzano la mia musica.

Hai gareggiato presentando sul palco del Teatro Ariston un pezzo intitolato “Blu”, che tratta temi e problematiche molto attuali come l’immigrazione ed i naufragi dei profughi: cosa ti lega a questo brano e cosa vuoi trasmettere? C’è un messaggio che senti di voler mandare a chi ascolta?

E’ un brano che fin dal primo ascolto ha smosso dentro di me qualcosa di profondo. E’ riuscito a toccare la mia sensibilità perché racconta il dramma dei migranti attraverso un testo intenso, poetico e per niente retorico. Il mio intento è quello di far riflettere e andare a smuovere l’umanità che è dentro ognuno di noi facendo capire che queste persone non sono un fenomeno o dei numeri, ma esseri umani che come noi hanno il sacrosanto diritto di avere una dignità, una vita, un posto in cui vivere per potersi costruire un futuro.

In passato hai partecipato a diverse edizioni del Festival: qual è il momento che ricordi con maggior piacere o che ti ha emozionata di più?

L’esperienza più emozionante in assoluto è stata quando ho cantato con Kerry Ellis e Brian May. E’ stato per me un momento surreale, tanto che ancora adesso stento a credere che sia successo davvero!

Hai avuto la possibilità di aprire i concerti di grandi star come Anastacia e James Morrison: hai avuto modo di conoscerli? Cosa ti piace della loro musica o del loro modo di cantare?

Ho avuto la fortuna di incontrarli. Sono due persone eccezionali, molto umili e mi hanno accolta molto dolcemente. Adoro la passione e il graffio che mettono nella loro musica e nella loro voce.

Quali sono gli artisti che apprezzi maggiormente o che ami ascoltare? Ti sei mai ispirata a qualcuno?

Sono cresciuta a pane, soul e rhythm & blues, per cui i miei miti sono Tina Turner, Aretha Franklin, Stevie Wonder, Ray Charles, Etta James. Grazie a loro ho cominciato ad appassionarmi al canto quando ero ancora una bambina. Cercavo di imitare Aretha - con scarsi risultati ovviamente ;-) - ma devo dire che mi è servito molto per capire, ad esempio, fin dove potevo spingere la mia voce. Adesso invece ascolto un po’ di tutto e per questo disco ho preso ispirazione da nuovi gruppi indie con suoni ambient eterei tipo London Grammar e Lana Del Ray.

Quali sono i tuoi prossimi impegni ed i progetti per il futuro?

In questo momento sto facendo un tour instore dove presento il mio disco “Questo tempo”, poi sicuramente in estate ci sarà un tour live in giro per le varie piazze d’Italia… Non vedo l’ora!!

Grazie mille Irene ed in bocca al lupo per tutto!

Viva il lupo!

Curata da Carlotta D’Agostino 

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