30 gennaio, 2016

“VANGELO” DI OGNI TENERA ETA’. Di Rossella Traversa


Teatro Argentina, Roma. Dal 19 al 31 gennaio 2016

Il rapporto fra “Vangelo” e il suo regista, Pippo Delbono, è confidenziale, antropomorfico, diaristico. Lo spettacolo in scena al Teatro Argentina di Roma dal 19 al 31 gennaio è l’opera contemporanea di un artista che entra ed esce – fisicamente e vocalmente – da un manuale di traduzione e di volgarizzazione di un testo cardine del cristianesimo cattolico. La rivelazione motrice del racconto è il ricordo dei desideri di una madre, la mamma di Delbono, rispetto agli sforzi artistici del figlio: perché non creare opere sulle parrocchie, sull’incenso e sui riti che assimilano la vita di una vasta comunità di credenti …?
“Vangelo” parla, espone e mette sotto accusa l’amore di Dio e allo stesso tempo si misura – sfacciatamente – con l’Amore che dio. Delbono dimostra come non sia possibile avvicinarsi ai racconti di fede senza coinvolgere direttamente i sentimenti, chiamandoli per nome. Il testo scenico poggia su ritmi cinematografici, tartassando la vista di immagini proiettate sul palco – fra “reportage” e sottotitoli – e una recitazione minimale che congiunge i gangli fra l’amore Infinito e gli amori finiti soprattutto attraverso una postura coreografica.
Delbono entra ed esce, dicevamo, come un cantastorie che dà voce all’umiliazione di non saper dire e di non saper essere. Ogni schianto emotivo è nelle parole, scritte e ascoltate, e in questo senso è possibile scorgere in questo spettacolo la potenza del significato verbale. Le Sacre Scritture indicano, i corpi evocano, e le musiche di Enzo Avitabile frantumano ogni possibilità di non essere feriti dal sacro. La densità dei suoni in questo spettacolo rende il “teatro dell’evento” e fa guardare come possibile ogni desiderio di ascesi. In ognuno di noi. Teatro di ricerca, di approdi, di commistione e tentativi, dunque. Il “Vangelo” è il tessuto di ogni sacrilegio di cui l’atto d’amore è capace: un’attrice parla in croato al suo innamorato, assente, e gli dice “ce ne sono di più belle di me, ma io so amarti meglio, sei il mio re, sei il mio idolo”.
Il “sacro” è la madre di Delbono, la sua fede, la sua scuola … Lo stesso artista si aggira nel teatro leggendo di quando – prima di morire – sua madre non volle più guardare il mare, e si chiede: “dov’è finita la tua fede, mamma? Dov’è finita la tua fede …?” La scoperta struggente, e tenerissima, di un attaccamento alla vita, alla terra, a quello che sappiamo di vedere e di aver visto, è il momento più religioso dello spettacolo. Preghiamo con lui, preghiamo ad un capezzale mai rimosso.
Le crocifissioni, le scelte di Barabba al posto di Gesù da parte del popolo sono il sostrato dell’ “evviva la libertà” nel finale, in cui l’amore per la libertà non può non conoscere l’amore per la solitudine. Le immagini girate da Delbono in ospedale si intrecciano con la testimonianza di immigrati in fuga da paesi in guerra che offrono un racconto di sé quasi in mezzo ad una giungla …. Ti fidi di Dio …?

Rossella Traversa


Opera contemporanea
uno spettacolo di Pippo Delbono

con Gianluca Ballarè, Bobò, Margherita Clemente, Pippo Delbono
Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Alma Prica
Pepe Robledo, Grazia Spinella, Nina Violic, Safi Zakria, Mirta Zecevic
e con la partecipazione nel film dei rifugiati del Centro di Accoglienza PIAM di Asti

immagini e film di Pippo Delbono
musiche originali per orchestra e coro polifonico Enzo Avitabile
scene Claude Santerre
costumi Antonella Cannarozzi

disegno luci Fabio Sajiz

Nessun commento:

Posta un commento