14 settembre, 2015

Marco Podda incanta il pubblico del Verdi. Grande successo a Trieste per la prima assoluta de “Il Canto”. Di Irene Petri


Teatro Lirico Giuseppe Verdi, Trieste. Domenica 6 settembre 2015

Eseguire delle prime assolute in musica è sempre difficile: nessun precedente con il quale confrontarsi, nessun altro punto di riferimento oltre alla propria capacità di coglierne il senso avendo la partitura come unico appiglio, similmente all’apertura di una nuova via scalando una montagna impervia. Lo è ancor di più quando ciò avviene alla presenza del creatore dell’operache verrà rappresentata nella sua città, verso il quale si sente una grande responsabilità, perché il pubblico potrà o meno cogliere l’essenza di quanto ascolterà e rendere immediatamente al suo autore il proprio giudizio.
La Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste ha così deciso con avvedutezza chi incaricare alla direzione di un’opera ispirata al “Cantico dei Cantici”, poema attribuito a Re Salomone, ma risultato di una importante contaminazione tra testi provenienti da epoche e aree geografiche lontane fra loro: “Il Canto”, rapsodia lirico-sinfonica per soli, coro e orchestra scritta da Marco Podda, ben noto per la sua importante produzione, sia per la quantità delle composizioni,sia per il successo riscontrato con il pubblico. Angelo Cavallaro ha infatti nel suo curriculum, in qualità di direttore d’orchestra, moltissime prime assolute di autori del calibro di Luciano Berio o di Pierre Boulez. I solisti, il soprano turco AyşeŞener e il tenore Alessandro D’Acrissa hanno saputo interpretare con perizia le rispettive parti, come pure l’Orchestra e il Coro del Teatro Verdi, riuscendo tutti assieme a far arrivare, al pubblico presente, numerosissimo e particolarmente attento in sala,con leggerezza e “facilità d’ascolto” una musica sontuosa e densa, ma anche molto complessa da eseguire.
Uomo di grandissima cultura non soltanto musicale, Marco Podda riesce ad arrivare a ogni ascoltatore indipendentemente dalla preparazione, sapendo trasmettere, come pochi, la propria idea a molteplici livelli, gratificando così il senso esteticodi tutti, esperti e non, persone del mestiere e neofiti. Lo ha dimostrato quel silenzio particolare che si è percepito in sala per tutti i cinquanta minuti di esecuzione di quest’opera di musica classica contemporanea, dalle sonorità che rimandano a tradizioni molteplici, ma che qui si ritrovano in un dialogo stratificato e dinamico al tempo stesso, con continui rimandi reciproci. Forza e dolcezza si alternano con una soavità di fondo che dal testo passa alla musica e al testo ritorna.
I molti giovani in sala hanno seguito l’esecuzione con la stessa attenzione dei presenti più anziani, a riprova di quanto sia falsa l’idea che sia necessario proporre soltanto musica semplice o peggio, semplificata, per avere seguito.
A conclusione, quindici minuti di applausi agli interpreti e all’autore, richiamato più volte in palcoscenico in un teatro pieno, a dimostrazione di quanto quest’opera sia stata apprezzata dai presenti.
Occasione preziosa questa, nata da una felice collaborazione tra due realtà triestine molto diverse, l’Ente Lirico triestino ed il “Kol Ha-Tikvà”, incontratesi per realizzare assieme un grande evento in occasione della XVI Giornata Europea della Cultura Ebraica. È stato così possibile unire la professionalità di un’importante realtà, ben presente nel panorama lirico e sinfonico nazionale, con la passione di un’associazione culturale, aderente all’Usci Trieste, associata a sua volta a Feniarco. Le ricerche musicologiche effettuate dal “Kol Ha-Tikvà” hannoinfattipermesso, nel corso dello stesso evento, di ascoltare, per la prima volta in tempi moderni, la breve sinfonia “In limine” composta nel 1975 da Vito Levi (1899-2002), compositore, critico musicale e saggista triestino. Il manoscritto di questa partitura è conservato presso il Civico Museo Teatrale “C. Schmidl” di Trieste, grazie ad un’imponente donazione fatta dalla figlia Laura, per festeggiare le nozze della quale con lo scrittore Fulvio Tomizza, Vito Levi compose un mottetto a quattro voci, “Surgepropera”, tratto anch’esso dal Cantico dei Cantici. Chi ha assistito al concerto ha potuto ascoltare pure questo brano nell’orchestrazione composta da Marco Podda appositamente per l’esecuzione al Verdi.
Ritenuto evento di rilevanza regionale, il concerto ha avutoil patrocinio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, della Provincia e del Comune di Trieste, oltre che della locale Comunità Ebraica ed è stata resa possibile grazie al sostegno di enti e fondazioni locali e nazionali quali, oltre alla Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi, le Fondazioni Foreman Casali, la Fondazione CRTrieste, l’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane - Contributo 8 per mille), l’Albero Nascosto Hotel Residence, i Lions Club Trieste Europa, Trieste Host e Trieste Miramar, i Rotary Club Trieste, Trieste Nord e Muggia, Fiori Voci dal Bosco.

Irene Petri


Direttore: Angelo Cavallaro
Soprano: AyşeŞener
Tenore: Alessandro D’Acrissa
Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi di Trieste”


Programma:

Vito Levi (1899-2002)
In limine (1975)
Sinfonia breve per orchestra
Surgepropera (1961)
Mottetto a quattro voci per coro e orchestra (orchestrazione di Marco Podda)

Marco Podda (1963)
Il Canto (2015)
Rapsodia lirico-sinfonica per soli, coro e orchestra dallo “Shir Ha-Shirim” (Cantico dei Cantici)

Violino solo: Stefano Furini

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