08 novembre, 2014

“Dalle parti di Astrid” del giovane regista Federico Mattioni. « Storia più sentita e forte, in questo momento della mia vita non avrei potuto plasmarla ». Intervista di Andrea Axel Nobile


Federico Mattioni, giovane regista, nell’ ultimo periodo sta ultimando le riprese del suo primo film. Nel Cast tanti attori internazionali amati dal grande pubblico, come: Nika Perrone, Jun Ichikawa, Sean James Sutton, Alberto Mosca, Cinzia Mirabella, Ezio Prosperi, Margherita Di Fato e tanti altri, a servizio di un film importante, che racconta di una  diciottenne che decide di abbandonare la casa dei suoi genitori e attraversa una Roma perlopiù irriconoscibile. Si prefigge di raggiungere un luogo, giardino incantato, dimensione altra che sembra prendere vita soltanto nella sua immaginazione. Ma il mistero che si cela dalle parti di Astrid è nelle mani di una donna giapponese che entra in contatto con la giovane sotto l’egida di un misterioso uomo. Provengono entrambi da molto lontano.
Un film che farà parlare, diretto con abile maestria da un giovane regista.

Sono al via le riprese del tuo primo film, ce ne puoi parlare?

Si tratta di un viaggio. Uno dei tanti viaggi che ho compiuto nella mia vita, a partire da me stesso, dalla mia fantasia, dalle mie aspettative, “Dalle parti di Astrid”… È come se in questo film ci fosse tutto il mio passato, il mio presente e il moi futuro. Il viaggio che compie la protagonista è il viaggio che forse vorrei aver fatto io o che, giunto a questo punto della mia vita, sono pronto a fare.

Come nasce la scelta di girare il film interamente a Roma, quasi spersonalizzandola fino a farla diventare un luogo altro?

Innanzitutto, nasce da un’esigenza esatta. Roma è la città in cui vivo, quindi l città  dove sono cresciuto fra mille difficoltà e tante suggestioni. Considerato il basso budget del film, e al di là della conoscenza che ho di questa città e dell’influenza che ho subito nel corso degli anni, girarlo qui è stata la logica scelta per esigenze sia economiche che logistiche. Non mi sarei potuto organizzare diversamente e sono riuscito a farlo con una troupe assicuratami dall’Associazione Culturale Salenzia. Riguardo la spersonalizzazione, anche in questo caso ho pensato il film in funzione di quel che è mostrabile senza proibitivi permessi. Ad ogni modo, il percorso della protagonista all’interno della città, che è un po’ un riscoprirsi in funzione di un insegnamento ricevuto dalle esperienze di vita, parte a margine, poiché per poter andare oltre poi ci sarà bisogno di entrare nel cuore di un contesto da vivisezionare. E quale miglior modo che il riuscire a farlo attraverso una scissione fra ciò che è reale da ciò che germina e prende forma soltanto nella nostra immaginazione?

Quali sono le tue fonti di ispirazione nello scrivere e dirigere?

Le fonti d’ispirazione sono molteplici ed elencarle è praticamente impossibile. Sin dalla più tenera età leggo, vedo e ascolto di tutto senza fissarmi sulla stessa manciata di nomi. Sono un onnivoro, perennemente curioso e desideroso di conoscere, sapere, scoprire. Poi è logico che nel momento in cui trovo un autore che mi appassiona, quello poi lo approfondisco. Sicuramente tra le mie fonti d’ispirazione principali c’è una bordata di cinema, tanta musica e moltissima letteratura. Ad avermi influenzato di più sono
 sicuramente le storie e i film che non tentano semplicemente di riprodurre la realtà per come la vediamo, ma che cercano di andare oltre e di offrire un punto di vista nuovo e più originale della vita e di tutto ciò che gira attorno ad essa, al suo mistero e alla sua inafferrabilità, nonché a volte alla sua inenarrabilità. Da questa esigenza è nata l’idea “Dalle parti di Astrid”.

Hai lavorato con un cast se si può dire internazionale, come nasce la scelta del singolo attore?

Ho fatto le mie ricerche, ho anticipato gli obiettivi del progetto, ne ho parlato
approfonditamente di persona, ho fatto i miei provini e quindi le mie scelte. Tutto il resto è venuto da sé, dal momento in cui ho iniziato a fare dei “face to face”. Da lì, la maggior parte delle persone coinvolte (circa trenta persone in tutto, dietro e davanti la cinepresa e fuori del set) si sono dichiarate interessate al progetto ed ho iniziato ad avvertire fiducia attorno ad un film nato per caso a seguito di una serie di ricerche sui precedenti di opere prime realizzate praticamente con niente, anche se i soldi investiti per i rimborsi spese non provengono da nessuna produzione esterna rispetto al mio personale fondo. Se consideriamo che c’è chi si è spostato dall’estero, solo perché dice di aver avvertito un’energia positiva dalla lettura della sceneggiatura e a seguito di uno scambio di mail, allora penso proprio di aver fatto le scelte giuste e di aver veicolato il verbo giusto. Lo stesso vale per chi ha deciso di seguirmi, a seguito di un’accordata fiducia che per me può esserci anche senza chissà quale esperienza. Per me è importante guardarsi negli occhi e capirsi. Soltanto dopo le potenzialità possono uscire fuori ed esistono solo potenzialità affini alla causa. Non si tratta di averne di più o meno rispetto ad altri, ma semplicemente di avere quelle che fanno al caso tuo.
 
Quali obiettivi ti prefiggi subito dopo le riprese del film?

L’obiettivo primario è di farlo vedere in quanti più luoghi e persone possibili. Partecipare a incontri, proiezioni speciali, festival dibattiti; con la speranza dell’approdo in sala. Poi, in quel caso, ci giocheremo la carta virale della promozione. Carta che del resto mi sto giocando già ora con la preventiva pubblicazione via web di alcuni “promo” video, volti a suscitare curiosità, attesa e conseguenti aspettative da parte del pubblico. E a quanto pare ce ne sono già state. Significa che sto, stiamo, facendo un buon lavoro.

Come pensi che reagisca pubblico e critica al progetto?

“Dalle parti di Astrid” non sarà forse un film per tutti, ma in fin dei conti quale film può esserlo? Ogni film ha il suo pubblico e sicuramente ci saranno reazioni contrastanti. Ci tengo a sottolineare che la mia preoccupazione principale non sarà quella se il pubblico capirà o meno la storia del film. Fondamentale è che il pubblico si emozioni e ne esca scosso, che abbia una serie di contrastanti sensazioni. Devo poter offrire al pubblico un risveglio o perlomeno una sveglia dell’audiovisione. Ecco, penso che l’obiettivo principale debba essere quello, altrimenti diventa quasi inutile continuare a farne e vederne di film, soprattutto oggi, giunti a questo punto. Sono dell’idea che si debba uscire dalla sala con più domande che risposte e se il film non ne suscita allora non è interessante. Capirlo, poi non è una cosa scontata né obbligatoria. Non deve diventare un dovere morale, un obbligo dal quale non ci si può sottrarre. Un film non deve essere utile per trarrecforzatamente una lezione di vita impostata su presunti dogmi, non abbiamo bisogno di lezioncine morali, di prediche, soprattutto di menzogne. In fin dei conti, la vita, per come ci si presenta e per le sorprese che offre, è davvero comprensibile e giustificabile? E poi, è stata un’impresa anche solo organizzarlo, lanciarlo e farlo partire un progetto del genere. Tutto quello che verrà e che sarà in più, rientrerà esclusivamente nella categoria dei piccoli grandi miracoli. E si sa che nei miracoli c’è sempre qualcosa che poi non ti aspetti.
Confido in quello.

Quali saranno i tuoi prossimi impegni?

In questo momento mi viene da pensare soltanto ad Astrid, anche se ho un disco d’inediti da concludere come cantautore, “Perfetto estraneo” un EP, un libro di narrativa, “Umanamente uomo”, da continuare a promuovere, un’attività da “critico” cinematografico da portare avanti, specie per il mio sito (cinemadeisensi.com). Non posso stare fermo col cervello né con le mani. Nel cassetto digitale ci sono tanti altri progetti, sia per corti che per lungometraggi, sia per schegge di racconti che per poesie, e il progetto di un saggio cinematografico, “Nutrire i sensi attraverso il cinema”, al quale vorrei iniziare a dedicarmi. Il mio più immediato progetto cinematografico concerne la stesura di una sceneggiatura per un film indipendente di cui non sarò il regista e che tratta il tema dell’amor fou in maniera molto estrema. Ma “Dalle parti di Astrid” scalpita e si sta iniziando a montare nella mia testa, a volte anche senza il mio permesso. Storia più sentita e forte, in questo momento
della mia vita non avrei potuto plasmarla.


Curata da Andrea Axel Nobile

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