18 maggio, 2014

VIAGGIO ATTRAVERSO L'IMPOSSIBILE - sogni di cinema, a cura di Francesco Vignaroli. Recensione 17: "LA ROSA PURPUREA DEL CAIRO"


LA ROSA PURPUREA DEL CAIRO            USA 1985  80’  COLORE E B/N
(The purple rose of Cairo)

REGIA: WOODY ALLEN

INTERPRETI: MIA FARROW, JEFF DANIELS, DANNY AIELLO

EDIZIONE DVD: SI’, Distribuito da 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT

“ LA GENTE VERA VUOL VIVERE NELLA FANTASIA E QUELLA INVENTATA VUOL VIVERE NELLA REALTA’! ”

New Jersey, Stati Uniti, anni ’30, in piena Depressione: Cecilia (Farrow), maldestra ex-cameriera e sposa infelice di un perdigiorno fedifrago e manesco (Aiello), trascorre il proprio tempo libero al cinema, dove va a vedere ossessivamente sempre lo stesso film, “LA ROSA PURPUREA DEL CAIRO”, fino ad innamorarsi di uno dei personaggi, l’avventuriero Tom Baxter (Daniels), il quale ricambia inaspettatamente i sentimenti della donna al punto tale da decidere, durante l’ennesima proiezione, di uscire dallo schermo e farsi reale per vivere un’impossibile (?) storia d’amore con l’amata. Scoppia un bel casotto: gli altri personaggi del film rimangono bloccati in attesa del ritorno del fuggiasco, mettendosi pure a battibeccare con gli infuriati spettatori della sala che reclamano il rimborso del biglietto; per evitare uno scandalo, i vertici della RKO, la casa di produzione (che esiste davvero) del film, decidono di ritirare la pellicola da tutte le sale - dove anche gli altri “Tom” stanno cominciando a dare qualche problemino...- e spediscono l’attore in carne ed ossa Gil Shepherd (sempre Daniels) alla ricerca del suo personaggio, nella speranza di riuscire a convincerlo a rientrare nel film; ma Gil, preoccupato di tutelare la propria carriera in fase di decollo, non esita a sfruttare Cecilia per i suoi scopi e la irretisce costruendole attorno una favola hollywoodiana tanto reale quanto è reale Tom, che nel frattempo è tornato nello schermo portandosi dietro la dolce spasimante…

Il secondo dei suoi film in cui Woody si dedica alla regia rinunciando alla recitazione è un appassionato e divertente elogio del cinema (e di tutta l’arte) come provvidenziale mezzo di fuga -         sia pure temporanea - dalla dura realtà, rigenerante valvola di sfogo, orizzonte di speranza, apertura al possibile, appagante cibo per la mente e per i sensi, oppio (buono) dei popoli; il discorso, condotto con la consueta intelligenza alleniana e con il suo tipico umorismo gustoso e scoppiettante (non mancano certo situazioni spassose, come la visita di Tom al bordello, la parodia del maccartismo ossessionato dai “rossi” e i dialoghi paradossali tra i personaggi dello schermo e le persone in sala) , per una volta si fa meno cerebrale e logorroico a vantaggio di una trasparenza e di un’immediatezza che rendono la storia agile e leggera come non mai. Nella squallida vita di Cecilia, giovane donna frustrata e insoddisfatta, la capacità affabulatrice della settima arte (ma, lo ripeto, dell’arte in generale) assume una funzione quasi salvifica, catartica: se è vero che andando al cinema, ascoltando un disco, leggendo un libro, osservando un quadro ad una mostra, ecc… non si risolvono i problemi concreti, non si vede come e perché tali occupazioni possano peggiorarli. Al contrario, una mente provata dagli affanni quotidiani  ha fisiologicamente bisogno di concedersi delle pause in cui “mandare in panchina” razionalità e pragmatismo, lasciandole – momentaneamente - in sospeso, per affidarsi alle premurose cure di fantasia e immaginazione, fermo restando, come anche la protagonista capisce, un inevitabile ma anche doloroso ritorno alla realtà, alla quale non si può sfuggire: “NEL VOSTRO MONDO LE COSE SONO FATTE IN MODO CHE VANNO SEMPRE A FINIR BENE, MA IO SONO UNA PERSONA REALE E, PER QUANTO FORTE PUO’ ESSERE LA TENTAZIONE, DEVO SCEGLIERE IL MONDO REALE…”, spiega Cecilia ad un disperato Tom, per giustificare la sua decisione di seguire Gil: anche se imperfetto, inaffidabile e incoerente come tutti gli esseri umani veri (e come la realtà), è Gil che fa parte della vita vera…o almeno, così sembra, poiché il suo amore non tarderà a rivelarsi altrettanto chimerico quanto quello di Tom: anche Gil, del resto, pur essendo una persona reale, fa parte della “fabbrica dei sogni”…il sogno d’amore, e di una vita migliore, è durato poco, e una volta spenti i riflettori di Hollywood si ritorna alla vecchia esistenza, ma è stato comunque bello crederci e ritrovare fiducia e speranza nella vita stessa; e, per consolarsi, non c’è niente di meglio che…tornare al cinema! In programmazione c’è giusto un’altra meravigliosa storia d’amore in cui Cecilia può immergere di nuovo i suoi occhi sognanti: “CAPPELLO A CILINDRO”. Con quest’ultimo tocco di classe Allen rende un affettuoso omaggio al cinema delle origini che, pur diverso nei colori, nelle atmosfere, nella recitazione ed in altri dettagli tecnici rispetto a quello attuale, ne esprime lo stesso spirito, che è poi l’essenza del cinema stesso: la capacità di raccontare storie che da più di 100 anni vengono ascoltate e credute da milioni di persone, testimoniando come la magia della settima arte sia immune ai cambiamenti antropologici e di costume che caratterizzano l’umanità e quindi immortale.


Francesco Vignaroli

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