21 maggio, 2014

« La vita a rate ». Incubo o realtà, da sovvertire prima che sia troppo tardi. O già lo è? Di Paolo Leone


Teatro della Cometa, Roma. Dal 20 maggio al 1° giugno 2014

Siamo così sicuri  che la società rappresentata in questo spettacolo sia un’assurdità? Siamo certi delle nostre acquisite certezze, di quanto faticosamente costruito, materialmente ed affettivamente? Se all’inizio della pièce di Paolo Triestino, splendido attore alla sua prima prova in veste di autore, si sorride del suo personaggio burocrate e del suo cliente (David Sebasti), dopo non molto il sorriso scompare e lascia il posto a un’inquietudine strisciante. E’ un mondo in cui tutto, ma proprio tutto, viene catalogato, quantificato, prezzato (come nei supermercati), tutto si può ottenere solo a costo di rate infinite, ma anche no. Una società ultraliquida, per dirla alla Bauman, di terribile solitudine e smarrimento, in cui nemmeno i sentimenti, le emozioni, la poesia, la fantasia, hanno scampo. Puoi averli se li paghi, a rate, è chiaro. Siamo sicuri che sia una visione post-post moderna? Il funzionario in scena vende pacchetti emozionali, grazie ai quali “una gioia è una gioia, ma il dolore solo un leggero turbamento”. Non è forse questa una ricerca già da tempo avviata nella realtà? Cosa altro è la smania della giovinezza a tutti i costi, il rifiuto inconscio di tanti, troppi, alla crescita, eterni e ridicoli Peter Pan? Se tutto ha un prezzo, nulla ha più valore.

 La commedia inizia proprio con un inventario di quanto posseduto finora da uno sconcertato ingegnere benestante (Sebasti), a cura dello zelante funzionario che, ormai incapace di qualsiasi emozione, perfettamente integrato nel sistema incubo, si trastulla con giochini e dolciumi, emblematici surrogati dell’esistenza. Bisogna decidere cosa eliminare dalla propria vita. Affetti, amicizie, natura, emozioni, sesso, anche i saluti dei vicini o l’affetto dei figli, tutto ha un costo e bisogna far fronte al budget che ormai è insufficiente. Ma qualcosa si incrina nel povero ingegnere costretto a prendere decisioni devastanti, il suo intimo si ribella a questo mondo disumanizzato e cerca conforto, non recepito, dalla moglie (Edy Angelillo), anch’essa ormai “liquefatta” nel sistema senza porsi troppe domande. L’insofferenza aumenta, di pari passo col suo turbamento per quegli uccelli che svolazzano liberi fuori dalla finestra, unico pertugio verso un mondo esterno e, forse, autentico, che sembra irraggiungibile dalla claustrale condizione psicologica dei protagonisti. Qualcosa si rompe nel pacchetto “full positive emotions”, una presa di coscienza si fa largo nel suo cuore e con orrore vede ciò di cui tutti gli altri, quasi lobotomizzati, non si accorgono più. Il suo grido “dimmi che non siamo così!” si perde tra le torte che la moglie continua a comprare, unica e stolta ragione di una vita patinata, immune ad altre emozioni, finanche alla morte di un genitore. Forse solo un cane, e una rosa, possono rappresentare la salvezza. “Oltre” lo squallore di una vita a rate.

La prima prova d’autore di Paolo Triestino denota una sensibilità non comune. L’idea è bellissima, originale, audace. La scenografia suggestiva di Francesco Montanaro e le luci sempre avvolgenti di Marco Laudando, contribuiscono a conferire una bellezza d’insieme e, allo stesso tempo, un senso di inquietudine funzionale al testo, certamente di livello. Quest’ultimo, in qualche momento, pecca forse di eccessiva verbosità, appesantendo il filo conduttore e generando sensazioni di confusione a chi assiste. Il finale, pur suggestivo, non è facile da comprendere a un primo ascolto. Insomma, un esordio tra luci e qualche ombra, (ma le prime sono cantieri aperti, lavori in corso) che ha il pregio di trattare un argomento insolito, solo apparentemente assurdo, e la genialità di far emergere un ipotetico (?) listino dei valori umani, anche della spiritualità, divenendo al contempo denuncia di una deriva già iniziata e che solo la poesia (prezzata ancora in Lire!) e la fantasia, beni di lusso, possono frenare. Se “l’aria è dolce e la primavera non si decide ad arrivare”, sta a noi spezzare la cortina e tornare a dare il giusto valore a tutto ciò che ci circonda. Per tornare a emozionarci guardando un cane negli occhi e un tramonto che con la sua luce rende infinito un attimo. Siamo così sicuri che quel che abbiamo visto in scena sia solo finzione? Il dubbio rimane e questo è un merito. Indurre a pensare è oro colato, di questi tempi.

Paolo Leone


“La vita a rate”, di Paolo Triestino

Con: Paolo Triestino, David Sebasti, Edy Angelillo
Scene: Francesco Montanaro; Costumi: Adelia Apostolico; Luci: Marco Laudando; Coreografia: Eugenio Dura
Regia: Paolo Triestino; Aiuto regia: Francesco Stella; Aiuto scenografo: Morena Nastasi; Aiuto costumista: Noemi Leporale. Elettricista: Gabriele Boccacci.

Organizzazione: Razmataz  Spettacoli. Le foto di scena sono di Gabriele Gelsi

1 commento:

  1. ottimo articolo, scritto egregiamente!

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