10 agosto, 2013

"age", quando un gruppo di adolescenti fa spettacolo. Di Cristina Zanotto


Collettivo Cinetico. Mein Herz, Centrale Fies, Dro (TN). 1 Agosto 2013

Prendete nove ragazzi, detti esemplari, e aggiungete al quadro:
due panche,
nove bottigliette di acqua
un banco
un computer
un gong
una persona, [Angelo Pedroni] che suona il gong e da comandi al computer.

Il computer sembra assumere le sembianze del regista dello spettacolo.


<age> del Collettivo Cinetico, (giovane Compagnia di Ferrara che si è sempre contraddistinta per i suoi lavori originali, dedicandosi nell’ultimo periodo alla formazione del pubblico di età adolescenziale e alla sperimentazione laboratoriale negli spazi pubblici urbani) proietta il pubblico in un universo di teenager ( tra i sedici e i diciotto anni) che sono chiamati ad agire, secondo la propria indole e le proprie caratteristiche, in un pseudo palco ring. Uno studio “attivo” dal quale emergono dati interessanti come alcuni citati da Angelo Pedroni (Collettivo Cinetico):
“Gli esemplari single corrispondono esattamente ai puntuali; i credenti sono gli egoisti; quelli con un bel culo si commuovono facilmente; i meteoropatici guardano le persone brutte; chi sa piangere a comando ha picchiato qualcuno; i dominatori odiano la turca;i magri hanno sbalzi d'umore; chi é attratto dagli uomini parla da solo; chi ha preso la scossa sa mentire; gli arrapati hanno un buon olfatto; chi ama il potere vuole dei figli!”.

L’entrata in scena degli elementi, che scandiscono lo spazio, nasce in diretta. Le proiezioni sul muro ci indicano cosa serve per lo spettacolo, che cosa succederà e cosa stiamo per assistere.
Sono tre i capitoli in cui i nove esemplari, gli adolescenti in scena, sono chiamati ad agire, senza sapere cosa comparirà esattamente (infatti i performer condividono una serie di regole e un inventario di azioni e comportamenti ma non sanno in base a quali parametri saranno chiamati ad agire) perché la selezione è del tutto casuale, nonostante questo i giovani protagonisti si destreggiano tra rigore e reattività emotiva, con intensità ed ironia.
Il primo capitolo di questo curioso spettacolo è composto da semplici descrizioni:
esemplari alti un metro e settanta,  esemplari che hanno baciato un ragazzo, esemplari depressi, esemplari felici (interessante notare che l’esemplare depresso fosse anche felice). Gli esemplari che si riconoscono nella descrizione si alzano in piedi, si distribuiscono al centro della scena e rimangono fermi per qualche secondo davanti al pubblico, finché viene suonato il gong che li manda a sedere.
Il secondo capitolo descrive delle azioni performative, per esempio: gli esemplari aggressivi al comportamento di salto, gli esemplari che piangono a comando a baciare, esemplari ipocriti comportamento virtuale, e così via.
Il terzo capitolo, infine, si sviluppa con tutti e nove i ragazzi in scena per delle azioni coreografiche, per citarne alcune: il comportamento d’intimidazione (i giovani performer si mettono in fila indiana e spalancano le braccia in movimento circolare, a ricordare la difesa di un pavone, momento davvero esilarante), oppure l’ultima scena, con il comportamento della competizione (una sfida a colpi di braccia, che vede vincitore chi riesce a non farsi toccare dagli altri).
In tutti e tre i capitoli le azioni si susseguono allo scoccare del gong (che ricorda molto un ring), solo l’ultima scena si vede esaurire da sola, quella della competizione.
Subito dopo la spazio viene di nuovo svuotato dagli stessi ragazzi, che si suddividono equamente gli oggetti, per poi andarsene lasciando il “the end” proiettato sul muro.

Divertente, fresco, leggero, <age> del Collettivo porta lo spettatore in un atlante di comportamenti degli adolescenti d’oggi tramite un inventario di azioni e una serie di regole prestabilite in armonia e delicato equilibrio tra loro. Lo fa con uno stile vincente, catturando l’attenzione della sala, sin da subito, nonostante non ci siano dialoghi, le azioni proposte e i comportamenti dei ragazzi sono sufficienti per comprendere e incuriosire il pubblico al mondo di questi nove “teenager kamikaze”.

E scatta una domanda, mentre li si guarda in scena, “io…che esemplare ero?”.



Cristina Zanotto

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