14 luglio, 2013

“The Old Woman”. Il Trucco senz’anima. Di Stefano Duranti Poccetti


Festival dei Due Mondi, Spoleto. Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti, Venerdì 13 luglio 2013

Foto Fabrizio Galeazzi
Chi è la “vecchia”? Chi è la vecchia rimasta uccisa insieme alle altre cinque? Chi è l’assassino? C’è l’assassino?  Ci poniamo tante domande enigmatiche seguite da tante risposte dubbie di fronte a “The Old Woman”, quasi un “sommario dell’assurdo” dell’opera di Daniil Kharms, un sommario che vede come scenario quello che ci fa pensare a uno spettacolo di varietà; “spettacolo di varietà serio”, rallentato, decontestualizzato dal suo originario spazio meramente comico, a favore di una dimensione melanconica, misteriosa, quasi ipnotica. I due personaggi, quasi due Petrolini, due clown, due maschere uscite dai teloni di un circo, si muovono tra le nebbie di questa atmosfera onirica, immaginaria; questa atmosfera che pare un po’ quella di un videogioco o ancora di un cartone-animato, dalle forme alterate dell’arredamento scenico, dalle luci intense, “acriliche” e irreali. Si muovono i due personaggi in una dimensione da sogno, da incubo; si muovono al rallenti, si muovono come se quello che vediamo fosse solo un ricordo, una visione, un “mai accaduto”, happening straordinario e irraccontabile. Si muovono sulla scena come due uomini sbarcati sulla luna ed emettono grida, strida, discutendo discorsi assurdi, incomprensibili, ermetici, inarrivabili. I loro gesti, le loro “danze”, sono urla interiori, provenienti da chissà quale mondo, da chissà quale tormento.
Nato dalla genialità di un professionista immenso, capace di rendere la scena un luogo di prestigio, un trucco ottico, luogo di giochi di luce e di colori di pregevole fattura, luogo di vicende ieratiche e arcaiche, luogo di orologi a cui sono cadute le lancette, lo spettacolo di Wilson si ferma qui e non riparte. Si ferma al suo incommensurabile valore estetico e formale, che con l’andare avanti della messa in scena diviene stuccoso, ridondante, ripetitivo e prevedibile, con i suoi cambi di scena, tante finte chiusure che non fanno altro che far sperare nella fine, quella vera, della rappresentazione. Ottima prova comunque dei due attori, le cui voci ovattate e microfonate risuonano per tutto lo spettacolo come evocazioni di un mondo lontano e imprendibile.
In corollario, per dirla con un banale proverbio, direi “Tanto fumo e niente arrosto”, vale a dire: “Tanto estetismo, ma la sostanza dov’era caro Maestro?”.


Stefano Duranti Poccetti



Robert Wilson
Mikhail Baryshnikov
Willem Dafoe
THE OLD WOMAN

regia, ideazione scene e luci Robert Wilson
con Mikhail Baryshnikov e Willem Dafoe

di Daniil Kharms
adattamento di Darryl Pinckney
musiche a cura di Hal Willner
costumi Jacques Reynaud
collaboratore alle scene Annick Lavallée - Benny
lighting designer A.J. Weissbard
assistenti alla regia Lynsey Peisinger / Tilman Hecker
sound design Marco Olivieri
direttore di scena Jane Rosenbaum
direttore tecnico Reinhard Bichsel
capo macchinista Paolo Felicetti
supervisione alle luci Marcello Lumaca
assistente ai costumi Micol Notarianni
assistente di produzione Sarah Pujol
truccatrice Natalia Leniartek
delegato di produzione Simona Fremder

un progetto di Baryshnikov Productions, Change Performing Arts e The Watermill Center
commissionato e coprodotto da
Manchester International Festival
Spoleto 56 Festival dei 2Mondi
Théatre de la Ville Paris / Festival d´Automne
DeSingel Antwerp
produzione esecutiva CRT Milano / Centro Ricerche Teatrali

in lingua inglese con sottotitoli in italiano a cura di Prescott Studio, Firenze

1 commento:

  1. ti consiglio di leggere almeno qlc di Kharms per cercare di capire chi è la vecchia, che è l'assasino e le risposte alle altre domande che ti sei posto. http://www.sevaj.dk/kharms/kharmseng.htm

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