02 luglio, 2013

La Rocca di Spoleto e la “vera” storia della casa tra le montagne. Di Stefano Duranti Poccetti


Tralasciando per un attimo il panorama degli spettacoli del Festival dei Due Mondi, concentriamoci un momento sulla città di Spoleto e, precisamente, sulla Rocca. È la simpatica Cinzia che porta me e Valeriya a visitare un percorso molto interessante e anche stupendo dal punto di vista monumentale e paesaggistico. Inizialmente entriamo nella Fortezza spoletina, dove Cinzia ci mostra i bellissimi affreschi del Quattrocento ritrovati non molti anni fa sotto strati di calce, per poi portarci a visitare il Museo Nazionale del Ducato, dove si ripercorre l’antica storia della Rocca; Rocca che per molti anni era stata adibita a carcere, ed è veramente emozionante rintracciare sulle mura le scritte dei carcerati, sensibilmente lasciate nei lavori di ristrutturazione. All’esterno è presente anche un bellissimo e arioso spazio aperto, un tempo luogo di esercitazioni militari. Dalla Rocca si gode di una bellissima vista panoramica sulla città e sulle montagne spoletine, una vista che meraviglia lo sguardo.
Uscendo dal forte, Cinzia ci mostra un sentiero straordinario: il “Sentiero dei condotti”, utile sia per una tranquilla promenade, come per una corsa sportiva. Il percorso parte dal ponte dell’acquedotto – luogo indimenticabile, visto che si tratta di un enorme acquedotto in seguito trasformato in ponte, un ponte che forse può essere considerato, insieme alla Rocca, la struttura più bella di Spoleto – e, girando intorno alla Rocca, tramite una strada circondata da boschi, si risbuca a Spoleto bassa, da dove, volendo, si possono prendere le scale mobili per recarsi nuovamente nella parte alta.
Foto di Marco Allegri. Veduta di Spoleto da un aereo ultraleggero
guidato dal Maresciallo Luigi Faiella
Dal ponte si può scorgere un particolare molto interessante: da sola, isolata in mezzo al verde delle montagne, s’intravede una casa semi-distrutta, una casa su cui sono nate molte leggende dallo spirito gotico e noir… ma su questo non voglio anticipare niente, leggete in fondo al testo il racconto che scriverò a proposito.
Finita la passeggiata ce ne torniamo verso l’ufficio, salutiamo la gentilissima Cinzia, quando ormai è giunta l’ora di pranzo. Mi reco alla Taverna dei Duchi, dove mi mangio una pizza accompagnata da una birra – ci tengo a complimentarmi con il ristoratore, perché è stato l’unico a inserire nell’apposito meno E20Umbria il mio pasto preferito: la pizza appunto!
Mi alzo soddisfatto, non prima di avere preso un buon caffè però, e mi dirigo al mio albergo, il piacevole e accogliente Hotel Aurora, dove comincio a scrivere, e dove ancora sto scrivendo, visto che in ufficio aspettano un mio articolo in modo abbastanza urgente, ma, come promesso, non vi lascerò senza prima avervi raccontato la “vera” storia della mitologica casa tra le montagne.


La Casa tra le montagne

La casa tra le montagne (cerchiata in rosso)
Molti anni fa, in un’epoca indeterminata, si poteva vedere, come oggi, lo straordinario acquedotto che collegava Spoleto alla valle montuosa, che rappresentava, e rappresenta, la flora naturale più vitale della città umbra.
Tra alte e boscose montagne che si scorgevano non distanti dall’acquedotto, bagnato ai suoi piedi da un torrente, emergeva una piccola costruzione in pietra abitata da un personaggio di cui nessuno ricorda il nome. Si trattava del custode dell’acquedotto, ed è a lui che era stato affidato un solo compito, quello di salvaguardare la preziosa struttura dai guasti e dalle intemperie.  
Erano molti anni che faceva questo lavoro ed era costretto a farlo in una condizione di solitudine, sperduto tra le montagne della città. Questa situazione, lontano dal contatto umano, l’aveva portato a una riflessione profonda sulla vita, a cercare di capire quello che la vita “nasconde”. Passava ore e ore a contemplare la Natura in attesa di una risposta che non sembrava giungere; contemplava il Cielo, ma anche questo non sembrava aiutarlo nella sua ricerca. Nonostante tutto non si arrese e cercò di proseguire la sua ricerca attraverso la filosofia, ma soprattutto attraverso la magia e l’alchimia. Era convinto che esistesse qualcosa d’inconfessabile che si sarebbe professato quando meno se lo aspettava, evidentemente ancora non era arrivato il momento.
Una sera, come tutte, aveva letto un grande volume di formule alchemiche, ma, non riuscendo a trovarne una soluzione, se n’era andato a dormire. Durante la notte, si rese conto che dal libro che aveva lasciato aperto sopra il tavolino da studio proveniva una strana aura spirituale; percependo questa particolare energia si alzò di soprassalto e si diresse verso il volume. L’aura che aveva avvertito non c’era più, tuttavia, dirigendo il suo sguardo verso la finestra, fu sorpreso di vedervi un pappagallo dalle piume luminose. In quella foresta non aveva mai visto un volatile del genere e si avvicinò incuriosito. Non si trattava di un pappagallo comune; di solito i pappagalli conoscono solo poche parole umane, mentre quello era in grado di fare discorsi filosofici e articolati. Il custode stava lì ad ascoltarlo e parlarono delle forme “invisibili” del mondo tutta la notte, argomento in cui il pappagallo sembrava essere molto ferrato. I discorsi andarono avanti per ore, fino a quando il pappagallo non si professò essere un mediatore dell’ “invisibile” del mondo. Il custode all’inizio rise, poi chiese una prova della sua forza divina e il volatile, rapidamente, volò verso il torrente al di sotto dell’acquedotto, e, in una sola beccata, lo prosciugò completamente.  
L’uomo fu frastornato da tutto questo e anche spaventato, ma si rese conto di essere riuscito ad afferrare la chiave dell’ “invisibile”. 
Il pappagallo propose al custode di seguirlo nei suoi viaggi, dove avrebbe potuto ottenere l’intera conoscenza “invisibile”. Nonostante tutti i problemi che questa Conoscenza gli avrebbe potuto creare, lui rispose di sì, che non avrebbe mai rinunciato all’occasione della vita.
Un giorno, un gruppo di contadini che si erano resi conto del prosciugamento del torrente e della mancata manutenzione dell’acquedotto, decisero di fare visita al custode, ma, giunti là, furono terrorizzati nel vedere pezzi della casa che si alzavano e si abbassavano volando, come oggetti semoventi, come spiriti che avessero preso la forma della materia. Allora scapparono tutti in corsa da quella casa, che non era più umana.


Stefano Duranti Poccetti

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