11 aprile, 2013

“Veronika Voss”. Soggetto di Rainer Werner Fassbinder. Regia di Pasquale Marrazzo. Di Daria D.



Milano, Elsinor Teatro Stabile d’Innovazione, Teatro Sala Fontana dal 4 al 21 aprile 2013 


Raffaella Boscolo. Foto Sonia Santagostino

Vorrei partire da una scena quasi sul finire dello spettacolo che ricordo particolarmente rilevante, viva, anche se porta in sé la morte e poi, andare a ritroso. Come a far rivivere Veronika Voss.
 Forse è proprio lei a chiederlo, anzi a implorarlo.  Come quando sulla scena chiedeva, implorava applausi e lodi.
L’attrice, la morfinomane, la diva sul viale del tramonto, la collaborazionista del Reich, la donna innamorata, la prigioniera, interpretata da una sensibile  Raffaella Boscolo è in grembo alla sua dottoressa,  e le loro bocche si scambiano quel bacio che era nell’aria fin dall’inizio. Un bacio di Giuda, apparentemente tra due donne perché molto creativa è l'idea di far recitare la dottoressa Marianne Katz a un giovane attore,  Riccardo Buffonini  ambiguo e crudele, untuoso e  malignamente sorridente, e allora siamo attirati da questo rapporto quasi lesbico e ci colpisce quell’immagine che assomiglia alla Pietà, così terribilmente, incredibilmente, positivamente stravolta.
“Morirai solo quando te lo permetterò io” dice la dottoressa a Veronika Voss, che da lei ha comprato felicità sotto forma d’  iniezioni di morfina, perché gli attori hanno fama di essere deboli, ambiziosi, depressi, sempre in cerca di successo, non si rassegnano quando finisce lo spettacolo, sia sulla vita sia sulla scena.
 Allora ricorrono all’alcol, alle droghe, agli eccessi.  Veronika sta per affrontare un provino, forse l’ultimo, quello che potrebbe riportarle il successo, ma senza l’aiuto della morfina non ce la farebbe mai.
Intorno a lei ruotano figure nere come avvoltoi, pronte a dilaniarle la carne, eccetto un giornalista sportivo, che una notte di pioggia le offre riparo sotto il suo ombrello. E lei, inevitabilmente, da donna fragile e sognatrice qual è, se ne innamora, ci va anche a letto, pur sapendo che è fidanzato.
Lui, solo contro tutti, cerca di capire quale mistero ci sia dietro la vita dell’attrice, così terribilmente fragile, eppure sempre pronta a ottenere quello che vuole, come una bambina viziata e viziosa. Ma questa sua curiosità lo porterà a mettersi  nei guai e perfino, ad assistere alla morte della sua ragazza.
Uno spazio scenico rivestito di legno, pedane e scalini, niente di più, agli attori il compito di portarci in ambienti diversi, dalla clinica alla villa dell’attrice, dal negozio di antichità alla centrale di polizia al set cinematografico.  In più alcuni attori rivestono o svestono differenti parti. Una scelta registica quella di Pasquale Marrazzo di cui si apprezza l’impegno e l’essenzialità. Come la semplicità del legno, su cui si muovono i personaggi che, a parte Veronika, indossano il nero di giacche e calzoni di pelle, alti stivali, tuniche ecclesiastiche invece di candidi camici, lugubri richiami alle SS naziste. Le scelte musicali sono molto buone e non disturbano la regia totalmente priva di sfarzo.
Veronika sembra quasi cercare il dolore, la sofferenza, il vittimismo, per continuare a essere al centro dell’attenzione, un’attenzione che sa benissimo pagherà a caro prezzo. Ma è stata anche una donna assetata di denaro e di successo, durante la vita e la carriera, e anche tutti gli altri personaggi vivono in un mondo dove si sfrutta più che si può, dove la parola “amore” stride come le chiavi di una cella in un campo di concentramento.
I super uomini e le super donne sono intrisi di cinismo e di materialismo, desiderio di innalzarsi su gli altri, mietendo vittime innocenti, eppure quanta fragilità si nasconde dietro a tali atteggiamenti! Peccato che milioni di persone abbiamo perso la vita per questa spaventosa “fragilità”.
Da sinistra: D. Silvestri, R. Buffonini, R. Boscolo.
Foto Sonia Santagostino
Un gioco al massacro di esseri senza ideali se non quello di credere che la felicità si trovi in una siringa riempita di morfina, per sentirsi forti e potenti, per trovare il coraggio di provare un po’ di amore o quello che a loro sembra tale, per affrontare folle, per dare ordini alle masse ignare e altrettanto prive di ideali, se non quelli di ubbidire a capi sbraitanti e troppo sicuri di sé.
Eppure sono tutte facce della stessa medaglia chiamata uomo, diviso tra libertà e determinismo, fragilità e solidità, ateismo e fanatismo, perdono e punizione. 
Imputata Veronika Voss: colpevole o innocente?
A voi spettatori la sentenza su questa tragica storia di uomini e donne, come loro, come noi…in fondo.
Il mio percorso a ritroso finisce con Veronika che sul set recita la parte di una tossicodipendente.
Sta aspettando i nostri applausi...

Daria D.

“Veronika Voss” soggetto di Rainer Werner Fassbinder. Regia di Pasquale Marrazzo.
sceneggiatura Peter Märthesheimer e Pea Fröhlich
soggetto Rainer Werner Fassbinder
traduzione Giovanni Spagnoletti

con
Raffaella Boscolo – Veronika Voss
Emiliano Brioschi – Robert Krohn
 Valeria Perdonò -  Henriette
Michele Radice – Pratorius/Max
Riccardo Buffonini – Dottoressa Katz
Davide Silvestri – Signora Treibel/Josefa
Francesco Meola – Signor Treibel/Regista/Segretaria
Gabriele Bajo – Caporedattore/Ispettore/Commesso/Giardiniere
Andrea Romano – Dottor Edel/Proprietaria

spazio scenico Daniele Maliconti
costumi Lucia La Polla
light design Claudine Castay
sound design Roberto Mozzarelli
aiuto regia Luca Ligato
regia Pasquale Marrazzo

durata 1 h 30 min
inserito in INVITO A TEATRO

Veronika Voss è il penultimo lavoro di Rainer Werner Fassbinder, prima della sua scomparsa, in cui l’autore appare per l’ultima volta sul grande schermo nel 1982

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