18 marzo, 2013

"Ci vuole un gran fisico": disagi e problematiche di una società basata sull’estetica. Di Francesca Saveria Cimmino


Il film d’esordio di Sophie Chiarello affronta una tematica interessante, senza mai sfiorare picchi emozionali significativi.
Eva (Angela Finocchiaro), dipendente di un negozio di cosmetici, è tormentata dalle rughe che iniziano ad emergere e stanziarsi sul suo volto. Ogni mattina svolge una lunga serie di esercizi per migliorare la mimica facciale e distendere la pelle.
Il suo dirigente è pignolo e severo: controlla ossessivamente la puntualità, le vendite effettuate, l’abbigliamento, l’eleganza e la capacità di nascondere chili e anni. Stanca, stressata e depressa per i suoi cinquant’anni alle porte, Eva lavora anche per sostentare l’ex marito (Stefano Belisari, in arte Elio) incapace di badare a se stesso sia economicamente sia moralmente. In una società in cui l’invecchiamento, soprattutto se rapportato all’immagine della donna, risulta una condanna, l’incarnazione del rimosso, l’elemento debole e fragile. La giovinezza è una condizione sociale: il corpo risulta essere lo schermo, il biglietto da visita tra l’io e il mondo.






Un sistema competitivo e concorrenziale nel quale è impensabile presentarsi senza una forma fisica smagliante e un viso luminoso e dove ciò che si mostra risulta essere più importante di ciò che si ha dentro.
Anna Magnani esponeva con fierezza le sue grinze, dicendo di aver atteso tanto per poterle guardare.
Qui ci troviamo nella situazione diametralmente opposta: Eva pur di non esibirle è disposta a sottoporsi a lifting e trattamenti capaci di trasformarla in una maschera che senta d’ispirarsi a quella di Jocker come a quella di V per Vendetta.
Uno specchio della società moderna ben rappresentato, con una Finocchiaro dalle buone e apprezzabili capacità recitative, senza però riuscire realmente a fare breccia nel cuore del suo spasimante come in quello del suo spettatore. Fanno da sfondo personaggi dall’indubbia simpatia come Giovanni Storti e Aldo Baglio, i quali ci invitano a ricordare i vecchi tempi: quando la loro commedia era un sicuro successo di sorrisi.
Citati film di rilievo come “Provaci ancora Sam” di W. Allen o “Full Metal Jacket” di S. Kubrick, un po’ per non dimenticare e un po’ per arricchire questa trama semplice dal tema delicato che scivola piattamente e piacevolmente verso il suo the end.

Francesca Saveria Cimmino

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