19 febbraio, 2013

"Il pittore filosofo: Vittorio Mazzucconi", di Daria D.


Il Sé che parla all'Anima 1992

Il suono incessante e ipnotico della cascata e quello del treno, che passa a intervalli regolari, sono la colonna sonora della mia conversazione intervista con Vittorio Mazzucconi, artista la cui poliedrica apertura ci ricorda un uomo del Rinascimento ma con un lato aristocratico, inteso come un volersi allontanare, per difendersi  dal rumore assordante della folla di quegli artisti sempre presenti e osannati, molto spesso a torto, per seguie un suo cammino interiore fatto di silenziosa ricerca, costante e tormentata, del bello, dell’armonia, dello spirito.
Mazzucconi è tante cose, oltre che  essere un uomo con cui è un piacere conversare e imparare: architetto, con importanti opere a livello internazionale, soprattutto a Parigi, pittore, urbanista, filosofo. Spirito libero da toscano qual’ è, schivo e solitario, vive in un grande spazio sui Navigli, che lui stesso ha disegnato e dedicato alla sua fondazione-studio. I suoi quadri dai colori decisi, che sembrano affondare negli abissi, il blu dell’oltretomba in “After” con Osiride il re dei morti, il rosso di un relitto di nave de “Il Naufragio” o de “La Sfinge”, i verdi de “L’Arpia”, il viola del dio del mare nel “Poseydon”, a volte invece più sfumati, tenui, il rosa del corpo di “Alkemicus” o di “Gioia in Primavera”, l’avorio di un’ala in “Il Sé che parla all’anima” grandeggiano ovunque, anche uno sull’altro, contro le pareti, lasciandoci intravvedere cerchi come mandala astrologici, schiene, mani, maschere, segreti legati alla sua vita, ai suoi amori, al suo passato.
 Lo intuisco ma non faccio domande perché capire, vorrebbe dire razionalizzare lo spirito, la psiche umana, l’eros.  Lascio che sia lui a raccontarmi come nasce la sua pittura. Ed è come se raccontasse come si dipinge un sogno, un incubo, un risveglio, più o meno amaro. Allora immaginiamolo mentre sceglie un colore dalla tavolozza e comincia a spanderlo sulla tela bianca, o un grande foglio, lasciando che la sua mano si faccia guidare da una forza e tensione interiore che parte dal cuore, si irradia al braccio, poi al pennello  fino alla superficie.  Le immagini prenderanno forma spontaneamente, senza preconcetti, solo col procedere e susseguirsi dei movimenti scaturiti dalla linea dei pensieri e delle sensazioni, nel silenzio e nella solitudine.  Mazzucconi dipinge le sfumature dell’anima, dell’essere e dell’esistere, senza mai tornare indietro a ritoccare le tele, a meno di rifonderle completamente e drammaticamente quando all'amore è seguita la delusione dell'abbandono. 
Atlantide (Eros e Psiche) 1978
Mi affaccio dalla finestra della caffetteria, in cui mi riceve,   dove anche qui le sue tele arredano l’ambiente, e vedo un giardino spoglio ma poetico, affacciato sull’acqua del Naviglio che scorre nel suo divenire. Penso a quanto sarebbe piacevole sedersi sulle sedie di ghisa, sotto gli alberi, quando le sere sono calde, a chiacchierare o semplicemente ad ascoltare il rumore dell’acqua e il sibilare del treno.
L’artista, fin dal 2009, tiene due seminari trimestrali l’anno, in primavera e in autunno, chiamati “Il Convivio”, consistenti ognuno in una decina di incontri settimanali dove i partecipanti, pur eterogenei, condividono l’amore per la conoscenza, l’arte, la filosofia, conversando e scambiandosi idee ed esperienze.
Fino ad ora si è parlato de “Il lavoro spirituale”, “Arte e Psiche”, “Sentimento e Ragione”, “Conosci te stesso”, “Conoscenza e Amore”, “Coscienza”, “Armonia”. Temi affascinanti su cui  Mazzucconi espone il frutto della sua ricerca filosofica e i partecipanti intervengono in maniera spontanea e libera. Alla fine della serata una cena conviviale perché non solo lo spirito ha diritto a essere alimentato.
“Questi seminari non vanno perduti perché dopo ogni incontro trascrivo gli interventi che poi racchiudo nei libri che vedi esposti. E’ un grosso lavoro, che mi impegna molto, ma stimolante, perché mi porta a sviluppare un pensiero e a condividerlo con altre sensibilità e con le idee dei partecipanti”.
Infatti, su due lunghi tavoli, all’entrata dello studio, ci sono tanti libri sulla cui copertina è riprodotto un quadro, quello che meglio rappresenta l’argomento del seminario. "Arte e Psiche" è l'ultimo uscito (Edizioni Mimesis) e, con il suo sottotitolo "La vicenda dell'anima attraverso la mia pittura ed oltre", ci indica subito l'unione fra arte e filosofia che è propria del nostro protagonista . Egli è anche scrittore, come lo era stato suo padre di cui, mi confida, sta leggendo, anche con fatica perché sono pagine scritte a mano, a volte sono solo appunti o note disordinate, un romanzo che non è mai stato pubblicato. Mi racconta della sua felicità quando, subito prima di Natale, l’ha trovato dopo anni passati  nel timore e nel dispiacere di averlo perduto.
“Ho passato il Natale con mio padre…questo mi ha dato una grande commozione e gioia e non mi sono sentito solo…sai le feste hanno sempre qualcosa di malinconico…per chi vive in solitudine”.   Si commuove mentre dice così, rivelando un grande rispetto e amore per quel padre che lo aveva incoraggiato a disegnare col massimo impegno, come è nella tradizione Fiorentina, pensando giustamente che un pittore comincia con la riproduzione dal vero e la familiarità con le forme della natura.
Poi cambia argomento e mi racconta dell’ incontro con un amico pittore, che gli fa provare, per la prima volta, nel suo studio di Brera, l’emozione dei colori, lui che, avendo sempre solo disegnato, aveva sviluppato così, fino a quel momento, più l'architettura che la pittura. 
Ci alziamo da tavola, abbiamo bevuto del buon Barbera, la serata è fredda ma serena, e Vittorio mi guida per le ampie sale fermandosi davanti ad ogni quadro, quelli esposti e che non sono tutti, naturalmente, avendone dipinti circa cinquecento, nel corso della sua carriera.
E’ come fare un viaggio nella mitologia, nei sentimenti umani, nella magia, nelle profondità della psiche, tra dèi e angeli, uomini e donne, con il volto appena accennato, velato o nascosto da una maschera, oppure completamente assente, come se l’intelletto, il raziocinio, fossero solo un impedimento all’amore, alla libertà, agli ideali, alla creazione. E anche come se l’identità di alcune figure femminili fosse sublimata nella  memoria, al di là del loro  corpo sensuale e pieno di un tempo.
Alchemicus 1989
Capisco che la bellezza poetica dei suoi quadri è data dalle proporzioni, dalla tecnica non disgiunta dalla passione e dall’ispirazione.  Mi riconosco in quelle figure che volano via da qualcuno, da qualcosa, che si congiungono negli amplessi, che vengono innalzate, amate, incastonate in spirali colorate, come scale che portano verso il cielo. O verso gli inferi.
Mazzucconi ha usato colori e pennelli per raccontare le sue storie d’amore non solo per le donne ma per la conoscenza, l’arte, la bellezza, valori universali che non devono e possono essere ignorati. Altrimenti si rischia di cadere negli abissi dell’ignoranza, della volgarità, dell’inutilità. La creazione è un immergersi nelle viscere delle nostre paure, incubi, solitudini, sofferenze, per tirare fuori quello che di bello c’è in tutti noi, nessuno escluso.
Il nostro incontro finisce, ho capito e imparato molte cose, Mazzucconi mi invita a partecipare ai prossimi seminari, e intanto il Naviglio continua a scorrere e il treno a passare. Chissà se si sono accorti di noi.

Daria D.

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