02 giugno, 2012

Seconda puntata di: "Film da riscoprire", di Olga Renzi. Si parla di "L'illusionista"



L'illusioniste (Francia, 2010)

Sceneggiatura originale: Jacques Tati
Adattamento e regia: Sylvain Chomet
Aiuto regia :Paul Dutton
Scenografo: Bjarne Hansen
Musiche originali: Sylvain Chomet
Capi animazione: Laurent Kircher, Thierry Torres Rubio, Nic Debray,
Victor Ens, Antonio Mengual Llobet, Charlotte Walton, Sandra Gaudi
Montaggio: Sylvain Chomet
Coprodotto da: Canal+, CinéCinéma, France 3
Prodotto da: Bob Last, Sally Chomet


I maghi esistono e Sylvain Chomet è uno di questi. Si tratta infatti di vera magia quella che il regista di Appuntamento a Belleville (Les Triplettes de Belleville, 2003) è riuscita a fare con questo film. È  partito da una sceneggiatura già esistente e scritta tra il 1956 e il 1959 dal grande regista e interprete francese Jacques Tati. Tati non era riuscito (o non volle, questo non è chiaro) a realizzare il film tratto da questa sua sceneggiatura che lo allontanava non poco dall'icona che aveva fatto di se stesso come Monsieur Houlot. Chomet riprende in mano questo testo per realizzarne un film d'animazione tradizionale, dopo averne discusso con la figlia dello stesso Tati, Sophie Tatischeff, che purtroppo morì dopo pochi mesi dall'inizio della lavorazione. Già con Appuntamento a Belleville Chomet si era fatto notare per il suo stile classico, poetico e retrò, sia nella caratterizzazione dei personaggi che nella struttura visiva del film. L'incontro con Tati è stata una vera e propria folgorazione. Per quanto diversi e per quanto il tempo li separi, i due autori hanno molti punti in comune nei loro stili di regia. Innanzitutto il silenzio che pervade i film di entrambi è incredibile: le poche parole che possono essere vagamente intuite si possono interpretare come una sorta di "grammelot". La musica e l'immagine prendono il sopravvento agli occhi dello spettatore.
Chomet recupera lo stile di Tati anche per quanto riguarda le inquadrature, prediligendo le figure intere e mettendo in risalto le mani e i piedi del protagonista, tratti tipici dei personaggi di Tati.



L'idea de L'illusionista rimane fondamentalmente la stessa, è una storia tragica, malinconica e nostalgica che ci mostra il tempo in cui i maghi e le illusioni esistevano ma che, con il passare del tempo e con i cambiamenti nella società, sono diventati ormai obsoleti.
Chomet ci mostra con occhio compassionevole la storia dell'illusionista che tenta di tutto pur di far credere alla ragazza che lo accompagna per tutto il film che la magia ancora esiste. Alla fine, però, accortosi che la ragazza ha perso il disincanto dell'età infantile, anche lui si arrende all'evidenza dei tempi che sono cambiati. Il personaggio dell'illusionista è un personaggio buono, che suscita tenerezza, come il Monsieur Houlot di Tati. Stravagante, con la testa tra le nuvole, Chomet riesce a ricreare Tati attraverso la sua fisionomia e le sue movenze (il "faccia a faccia" tra il Tati-Illusionista di Chomet e il Monsieur Houlot di Mon Oncle nel cinema è davvero un delizioso omaggio al regista francese). Ma l'illusionista non è Houlot. Alla fine si arrende, un po' come il clown triste e senza scopo che abitava nel suo stesso albergo o il ventriloquo che vende il proprio burattino. Sono tutti personaggi appartenenti a un'epoca passata, in cui magia e illusione convivevano.
Degne di particolare nota sono le scenografie meravigliose che Chomet utilizza per ricreare Edimburgo, dove ambienta la storia. I colori del cielo, dell' acqua, delle piante e della natura, creano una vera e propria poesia di immagini. Il film da questo punto di vista può sembrare una sequenza di quadri in movimento, dal momento che l'attenzione per i dettagli, per i colori, per le sfumature è davvero straordinaria.
Pensando a come poteva essere trattata la sceneggiatura di Tati oggi, non ci sono dubbi che Chomet abbia fatto la scelta migliore optando per l'animazione tradizionale: un film del genere è impensabile senza Tati e Chomet riesce miracolosamente a riportarlo sul grande schermo, con tutta la poesia che Tati riusciva a infondere nei propri personaggi.
L'illusionista di Chomet ha ricevuto molte nomination come miglior film d'animazione a diversi e importanti festival, compreso L'Oscar 2010 (che invece è andato al pixeriano Toy Story 3), ma è stato elegantemente snobbato. Ragione in più per proporvelo come film da riscoprire, soprattutto dopo un' accurata visione dei capolavori di Tati, commovente e nostalgico allo stesso tempo. Chomet è un regista da tenere d'occhio...chissà quali altri capolavori riuscirà a tirar fuori dal suo cilindro. Nel frattempo noi ricominciamo a credere alla magia.

Olga Renzi
                         

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