10 maggio, 2012

"Rumore di acque", la matematica della morte



Teatro Fabbricone, Prato. Domenica 26 febbraio 2012

RUMORE DI ACQUE – Tenere i conti, decifrare i numeri: questo è l’unico compito del Generale, narratore della nostra storia. Apparentemente sembra non ci sia nulla di strano, se non fosse che i numeri da contare sono quelli dei dispersi nel Mediterraneo, delle anime che il mare ha risucchiato e che i pesci non hanno avuto pietà di salvare. Tanti i volti che quei numeri racchiudono: Yusuf, Sakinah, Jean Baptiste, lasciato andare in mare dalla madre con la speranza di riservargli un futuro migliore, Yasmine, spedita in Italia per trovare un lavoro “facile” e unica a salvarsi. Tante le tragedie che vengono portate a galla e che tutti i giorni fingiamo di non vedere. Rumore di acque di Marco Martinelli è lo specchio della nostra società, disinteressata a ciò cui assiste. Il Generale, costretto ad essere schietto e freddo nei confronti della morte, appare come un Caronte demoniaco incaricato dal “Ministro degli Inferni” di accogliere i cadaveri trovati in mare, ma in realtà è l’unico ad avere pietà di queste anime. Si lamenta se il suo stipendio è basso per fingersi disinvolto, critica gli “ammiragli figli di ammiragli” di essere incompetenti, perché sa che il mare è crudele e non ti dà una seconda possibilità. Tale personaggio, interpretato quasi meccanicamente da Alessandro Renda, ci conduce in un labirinto buio, tenebroso, in cui l’unica presenza di salvezza è data dalle musiche dal vivo dei Fratelli Mancuso. Non è casuale la scelta di inserire canti siciliani, perché l’ambiente che viene evocato è proprio la Sicilia, precisamente Mazara del Vallo, città affacciata sul Mediterraneo poco distante dalle coste tunisine. Non viene mai nominata, ma velata dietro la descrizione di un ambiente immaginario, quale quello di un’isoletta sperduta dove l’unico abitante è il Generale, a cui fanno compagnia solo gli spiriti dei morti. Un luogo di silenzio, ponte tra l’Africa e l’Europa. Un silenzio pieno di menzogna, di disgrazia, che viene rotto all’improvviso come un bicchiere di cristallo, producendo scompiglio negli spettatori presenti durante questa rievocazione di vite di vittime obbligate a rimanere invisibili.

di Marco Martinelli

ideazione Marco Martinelli, Ermanna Montanari
musiche originali eseguite dal vivo Fratelli Mancuso
spazio, luci, costumi Ermanna Montanari, Enrico Isola
realizzazione costumi Laura Graziani Alta Moda, A.N.G.E.L.O.
direzione tecnica Enrico Isola
tecnico del suono Andrea Villich
realizzazione scene squadra tecnica Teatro delle Albe Fabio Ceroni, Luca Fagioli, Danilo Maniscalco, Dennis Masotti 
con il contributo di Amir Sharifpour (Opera Ovunque)
promozione Marcella Nonni, Silvia Pagliano, Francesca Venturi

in scena Alessandro Renda

regia Marco Martinelli


produzione Ravenna Festival, Teatro delle Albe-Ravenna Teatro, "Circuito del Mito" della Regione Siciliana, Sensi Contemporanei col patrocinio di Amnesty International



Sara Bonci

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