21 maggio, 2012

Massimo Triolo, l’Artista della matericità



Matericità, questa definirei come parola chiave per identificare il giovane artista aretino Massimo Triolo. Un artista nel vero senso della parola! Un’artista a tutto tondo che si dedica alla poesia e al disegno e in entrambe queste attività possiamo parlare di lui, come all’inizio accennavo, di “artista materico”. La sua scrittura poetica è proprio così: talmente forte che ci sembra poterla toccare; talmente forte che sembra fisicamente toccarci; nonostante la sua complessità è creatrice e evocatrice d’immagini e, delle volte, arriva all’ermetismo. Triolo ha già pubblicato diversi libri, ma in questa sede ne prenderò in esame uno in particolare: “In ritardo sulla scena” (Edizioni Akkuaria 2012), disponibile alla libreria Feltrinelli di Arezzo e prossimamente anche alla Mondatori di Corso Italia, in cui le diverse poesie diventano protagoniste di quel palco su cui “sono arrivate in ritardo”: non hanno fatto in tempo a trasformarsi in personaggi, sono rimaste evocazioni narratologiche. “Cosa fai qui in ritardo sulla scena?/ M’invento una via, dove muore la scena./ Cosa speri vicino al rosso sipario?/ Mi nascondo dietro al rosso del sipario,/ e spero che non si ripeta/ l’amaro della scena.”: qualche verso proprio dalla poesia “in ritardo sulla scena” – non voglio scriverla completamente per non togliere al lettore la curiosità – e solo da queste poche parole ci si rende conto di quella caratteristica di cui parlavo prima: la matericità di Triolo e la sua carnalità. Evidente è il senso tattile che emerge dalla lettura di queste opere, accompagnato da un cosmico concetto di universalità (emblematico in altre liriche), a cui il poeta giunge grazie alla sua grande cultura, alla sua accurata attenzione per gli eventi del mondo, e tramite questa amalgamazione universale si arriva a un risultato: al non senso. Trapela infatti sempre un carattere ansioso, melanconico, segreto, ambiguo, dietro le parole di Triolo. 

Paesaggio nordico
Si sente come qualcosa d’inafferrabile, d’incerto, quell’incertezza che rende le poesie dello scrittore così interessanti. Grande passione dell’artista è anche la musica e non è un caso che nel libro ci sia anche una poesia dedicata ai Pink Floyd: si tratta di una riscrittura in chiave poetica di “The Wall” – “The Wall” rivisitato (omaggio in versi, ai Pink Floyd) - , divisa con attenzione scena per scena. Qui Triolo spiega con Arte il significato personale che attribuisce a questo caposaldo musicale, riuscendo ad andare in profondità arrivando a una interiorizzazione completa – non voglio svelare più di tanto al lettore.
Trascendenza
Anche i disegni dell’artista hanno quella caratteristica tanto ribadita nel corso della recensione. Avete capito di cosa si tratta? Della matericità, certo! Sono disegni in bianco e nero quelli di Triolo, disegni di volti, di paesaggi, d’immagini oniriche, ritratti di personaggi famosi… a cui il Triolo disegnatore non crea soltanto una forma esteriore, ma anche e soprattutto un’anima. Anche in questo caso è notevole la capacità d’interiorizzare un’immagine e di riportarla su un foglio bianco in modo tanto personale e in un modo tanto forte emotivamente. Sono disegni in cui bianco e nero sembrano a tratti in contrasto, a tratti solidali tra loro; sono un bene e male che si scontrano e che si incontrano, giungendo alla fine a qualcosa di altro: all’ “Oltre”, al senso universale che li lega, positivamente o no, indissolubilmente.
Omaggio a Sergio Leone
Triolo è sicuramente un Artista da valutare, le sue opere letterarie meritano di essere lette e i suoi disegni meritano di essere visti. Emerge una grande capacità formale affiancata a una grande sensibilità e attenzione per le profondità interiori delle persone e delle cose: una grande attenzione per l’Universo.


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Stefano Duranti Poccetti 

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