31 maggio, 2012

Dario Napoli e la sua esperienza americana, in un Paese dove, diversamente dall'Italia, gli artisti sono aiutati e valutati



A proposito di Dario Napoli, di cui solo pochi giorni fa recensivamo il CD Gipsy Bop, sarà utile sapere come sia finita la sua esperienza americana, ve la ricordate? Ricordate che Dario e i suoi Dienne Manouche si trovavano là in tournée? … Dopo aver fatto trascorrere alcuni giorni dal rientro dagli USA, ecco le riflessioni del musicista sul suo tour:


“Davvero un’esperienza memorabile, da così tanti punti di vista. Ho suonato molto, in situazioni davvero eccitanti, incontrato tantissime persone e musicisti interessantissimi, venduto parecchi CD e messo delle basi per opportunità future. Se dovessi scegliere un momento preferito, non c'è dubbio, è l'aver aperto per l'evento teatrale del leggendario John McEuen all'Uptown Theater di Marble Falls, in Texas. È stato uno dei momenti più emozionanti della mia carriera. Parliamo di un artista che ha collaborato con nomi del calibro di Dizzie Gillespie, Bob Dylan, Johnny Cash, Alison Krauss, Linda Ronstadt, John Denver, The Doors, gli Everly Brothers, e la lista continuerebbe. Approfitto per ringraziare il mio caro amico Donnie Price, chitarrista e bassista blues che ha reso possibile l'esperienza. È stato surreale suonare assieme a lui nel backstage preconcerto, e poi condividere il palco per i due pezzi conclusivi dello spettacolo. È stato anche meraviglioso suonare in quel teatro gremito di spettatori attenti, poi generosi nell'acquistare i dischi al termine e curiosi di sapere dei nostri prossimi concerti. Al termine della serata ho anche ricevuto un invito informale a partecipare al Festival Django Reinhardt di Fort Worth di Gennaio, che fungerebbe da perno per una seconda tournée dove mi riproporrei agli showroom di Los Angeles (Alvas, Truetone), alla Gruene Hall di New Braunfels e, stavolta in prima serata, al teatro di Marble Falls, con la possibilità di registrare un DVD dal vivo...
È stato inoltre interessante osservare il modo diverso di apprezzare la musica, e questo tipo di musica, da parte del pubblico statunitense; è evidente che il jazz gipsy porta l'ascoltatore in Europa, parte del mondo molto affascinante nell'immaginario americano, e questo scaturisce una partecipazione emotiva più intensa ai nostri spettacoli live. Questo mi motiva a cercare di creare le premesse per poter tornare a suonare negli States più frequentemente.
Mi ha impressionato molto la città di Austin, davvero una città ricca di musica e di musicisti. È consuetudine per un musicista di Austin suonare dai 3 ai 6 spettacoli a settimana, e questo è un miraggio al momento in Italia... la città è moderna, ma non troppo grande ed affollata, ed è piena di giovani che amano godere del bel tempo, degli spazi e dei tanti eventi.
È stato poi davvero un sollievo non dover compilare il “bordero'” al termine dei nostri spettacoli.  In Italia ancora il gestore di un locale, o chiunque vuole ospitare musicisti per eventi dal vivo, deve fornire un foglio di carta (il “bordero'” appunto) per conto della SIAE (Società degli Autori ed Editori) sul quale i musicisti dovranno poi indicare il titolo dei brani suonati e gli autori. Così facendo, per ogni singolo evento, l'organizzatore ha una spesa verso la SIAE ed uno verso i musicisti, cosa che limita notevolmente la possibilità economica di promuovere la musica dal vivo, che in America è contraddistinta da con una cifra unica stabilita ad inizio anno in base a criteri specifici.
In ogni caso, è bene rimanere su toni positivi, dato che per fortuna mi attende un'estate piena di appuntamenti, ad incominciare dal Teatro Signorelli il 2 Giugno e il primo Festival Manouche a Cortona dall'8 al 10 Giugno presso l'Azienda Agricola di Dino Chiaraviglio. Vi aspettiamo numerosi!”.

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