23 aprile, 2012

BLACKBIRD: retroscena di una storia d’amore





Teatro Metastasio, Prato. 25 marzo 2012



Blackbird in inglese vuol dire “merlo” e nello slang britannico anche “ragazza”. Il caso vuole che Blackbird di David Harrower giri attorno alla figura di una giovane donna che arriva a sconvolgere la quotidianità dell’uomo che le ha cambiato la vita proprio come un uccello nero che emigra alla ricerca del caldo. Una è la protagonista e Ray è l’uomo che l’ha violentata quando ancora era una bambina. Questo evento, che l’ha fatta diventare una donna cinica e superficiale, la porta molti anni dopo alla ricerca del suo passato. Prima di tutto cerca il suo carnefice, per farlo sentire in colpa, facendo tornare a galla quei momenti in cui la bambina che era si sentiva sola e bisognosa di attenzioni. E Ray, un frustrato uomo di mezza età, di fronte all’ombra di un passato che vuole dimenticare, non sa che fare. Vorrebbe cacciarla, ma al tempo stesso vuole proteggerla e raccontarle la sua versione dei fatti, di quella notte in cui sono scappati insieme. “Non ti avrei mai abbandonato.” le assicura, quando la donna lo accusa di averla lasciata sola e inconsapevole di quello che stava accadendo. “Non sono come loro.” si autoconvince l’uomo accusato di pedofilia. Tutta la discussione, svoltasi nel luogo di lavoro di Ray (un addetto alle pulizie) finisce con un momento di follia dei due che freneticamente si baciano, si toccano, si spogliano. Un momento tanto crudo quanto breve che Ray fermerà violentemente nel nascere. “Sono troppo vecchia?” si chiede Una. Niente di più atroce in questa domanda, niente di più triste nelle parole di Ray quando si chiede preoccupato se le ha fatto male respingendola. Una storia profonda che fa capire che anche dietro azioni imperdonabili come l’abuso di una minorenne ci sono sfumature e vite umane. Hai di fronte un uomo solo che d’istinto vorresti odiare, ma non riesci a farlo da quanto ti fa pena. Finché non hai la consapevolezza che entrambi sono malati, ma lui è l’unico colpevole, perché è assurdo pensare che una bambina di dodici anni possa essere consenziente. Tutto questo è stato raccontato da Massimo Popolizio e Anna Della Rosa. Il primo riusciva a dare impulsi della follia del suo personaggio senza mai esagerare, attraverso un’espressività che dava i brividi. Anna Della Rosa, se pur più giovane del suo collega, ha dimostrato una notevole capacità di sostenere la drammaticità della scena soprattutto durante il monologo in cui racconta la fuga con l’amante. Entrambi, in un crescendo di energia, sono riusciti a non perdere mai quella potenza che il testo richiede per mantenere l’attenzione del pubblico. La regia è semplice, quasi cinematografica, ma efficace, al servizio degli attori.

di David Harrower
traduzione Alessandra Serra
scene Paco Azorin
costumi Chiara Donato
luci Claudio De Pace
con Massimo Popolizio e Anna Della Rosa
e con Silvia Altrui
regia Lluís Pasqual
Produzione PICCOLO TEATRO DI MILANO-TEATRO D'EUROPA

Sara Bonci

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