18 gennaio, 2012

"La Ciociara". Una sorta di opera d'arte totale


Teatro Signorelli di Cortona, lunedì 16 gennaio 2012



Una madre e sua figlia: Cesira (Donatella Finocchiaro) e Rosetta (Martina Galletta) sono costrette a scappare dalla loro città, Roma, a causa della catastrofe della Seconda Guerra Mondiale. Saranno costrette a subire soprusi, incontrare persone malevole, ma anche, per fortuna, una famiglia di contadini, che le ospiterà con grande gentilezza fino alla fine della guerra, quando le due donne riusciranno a fare ritorno, non senza problemi (Rosetta subirà uno stupro) a Roma.
Questo in modo riassuntivo è quello che accade nello spettacolo “La Ciociara” di Annibale Ruccello, tratto direttamente dall’Omonimo romanzo di Alberto Moravia. 
È uno spettacolo di grande impatto scenografico, visto che gli elementi posti sulla scena e i personaggi interagiscono con le immagini video proiettate sullo sfondo, dove l’intera “inquadratura” del palco scenico è incorniciata da una sorta di schermi trasparenti, in cui, anche lì, vengono effettuate proiezioni per rendere la scena più realistica. Per fare un esempio delle volte durante la rappresentazione vengono proiettate fitte gocce di pioggia per dare vita al mal tempo. Un’idea scenografica, se vogliamo, direttamente in linea con una certa corrente del teatro contemporaneo, che fa della visione la sua protagonista, una visione che delle volte scavalca addirittura il fattore narrativo. In questo caso comunque la narrazione non viene messa in secondo piano, ma, anzi, le vicende si susseguono con fluidità e sono innescate bene tra di loro. È anche un tipo di disegno scenografico che permette di portare in scena un testo che un “classico uomo di teatro” potrebbe definire “in-rappresentabile!”, visto che la soluzione video/palcoscenico rende possibile la facile costruzione di diversi ambienti spazialmente e temporalmente distanti tra di loro. Bravi anche gli attori, l’unica cosa che non è stata di mio gusto – d’altra parte fa anche parte del libro di Moravia – è il punto di vista piuttosto politico di questo spettacolo, che del comunista fa la “vittima buona” della guerra, mentre del fascista italiano e del soldato tedesco “Una macchina senza anima” (ci sono apparizioni di veri e propri personaggi in questo senso nello spettacolo, emblemi delle figure di cui parlavo). Esiste insomma una prospettiva stereotipata dei personaggi, che comunque, va detto, non distrugge la relazione psicologica tra di loro – emblematica è la, anche se tesa, unione di amore tra il padre Filippo (Marcello Romolo) e il figlio Michele (Daniele Russo) della famiglia di contadini che ospita le due donne. 
Nonostante questo lo spettacolo mi è piaciuto molto e credo che sia stato ben costruito. La particolare soluzione video/palcoscenico mi dà spunto per una riflessione: quanto è positivo questo andamento del Teatro verso un realismo per così dire “cinematografico”? I personaggi de “La Ciociara” sembrano veramente proiettati in una tela da cinema, rinchiusi come sono dentro quegli schermi di cui parlavo. Mi ricordo che Eduardo de Filippo disse: “La bellezza del teatro è proprio la sua finzione, che rende il palcoscenico un evento immaginario”. Se questa finzione se ne andrà cosa ne sarà del Teatro? Non si può rispondere a queste domande, l’unica cosa che posso dire è che “La Ciociara” funziona (è quasi un’opera d’arte totale in cui dramma, attori, video, elementi sulla scena, luci e musica, collaborano insieme in modo armonioso e dinamico), per il resto si vedrà.


La Ciociara

di Annibale Ruccello
tratto da “La ciociara”, di Alberto Moravia
scene e regia di Roberta Torre
musiche di Massimiliano Pace
costumi di Alberto Spiazzi
disegno luci di Gigi Martinucci
Ccon: Donatella Finocchiaro, Martina Galletta, Daniele Russo, Lorenzo Acquaviva,Dalia Frediani, Diego D’elia, Rino di Martino, Marcello Romolo, Marco Mario de Notaris

Stefano Duranti Poccetti

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